Venezia, 7 giugno 2021

“Prima di approvare il nuovo calendario venatorio, la Regione ascolti le indicazioni dell’Ispra, istituto governativo tecnico scientifico, sulla tutela della fauna selvatica a differenza di quanto accaduto finora. E coinvolga le associazioni ambientaliste, non soltanto quelle dei cacciatori”. È la richiesta che arriva da Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico che insieme alle colleghe dell’Intergruppo per la tutela degli animali e la conservazione della natura Anna Maria Bigon (PD) e Cristina Guarda (Europa Verde) ha inviato una lettera al presidente Zaia e all’assessore alla Caccia Corazzari; lettera sottoscritta anche dallo speaker dell’opposizione Arturo Lorenzoni e dalla consigliera dem Francesca Zottis.

 

“Deve essere garantito un effettivo equilibrio tra le istanze del mondo venatorio e le misure di tutela della fauna selvatica; non si può dunque prescindere dal parere dell’Ispra riguardante le limitazioni alle specie cacciabili, ai carnieri, agli orari e ai periodi per l’esercizio dell’attività venatoria e all’addestramento dei cani, evitando di andare per vie legali. Una partita che lo scorso anno è finita 3-0 per le associazioni ambientaliste, con tre pronunciamenti contro la Regione. Il 16 dicembre il Tar ha accolto il loro ricorso annullando con una sentenza esemplare il calendario venatorio nella parte in cui ammetteva tra le specie a cui poter sparare anche la pavoncella e il moriglione, uccelli migratori in pericolo di conservazione e sulla preapertura della caccia ad altre specie. In precedenza lo stesso Tribunale con decreto cautelare monocratico del 31 agosto e ordinanza del 23 settembre, aveva sospeso il calendario per la preapertura alla tortora selvatica”, ricorda Zanoni.

 

“Quello che propone l’Ispra è il minimo che si dovrebbe fare per tutelare gli uccelli migratori già minacciati da cambiamenti climatici, consumo di suolo, distruzione di habitat, pesticidi chimici e monocolture agricole intensive. La Regione segua i pareri tecnico scientifici dell’istituto governativo anziché legiferare sotto dettatura del mondo venatorio, che ha grosse responsabilità sulla situazione attuale. Pensiamo ad esempio al ripopolamento dei cinghiali ad uso caccia, specie non autoctona e importata: la proliferazione della specie in seguito alle immissioni venatorie ha provocato danni immani all’agricoltura. La Regione - conclude - smetta di assecondare in tutto e per tutto le associazioni venatorie, inclusa l’elargizione di fondi a pioggia per una categoria che rappresenta una percentuale di veneti da prefisso telefonico e pensi a proteggere la fauna selvatica, patrimonio indisponibile dello Stato”.