Venezia, 20 dicembre 2021

“Il Piano faunistico venatorio presenta profili di illegittimità per quanto riguarda le aree protette. Rispetto alla prima versione è stata ampliata la superficie dove non si può cacciare per paura dell’impugnativa che sarebbe stata certa, portandola dal 18% al minimo indispensabile del 20%, ma in realtà non è sufficiente”. A dichiararlo, a margine dei lavori odierni della Terza commissione, è Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico. “Sono infatti previste come ‘oasi di protezione’ delle aree dove è già in vigore il divieto di caccia e che non corrispondono ai criteri indicati dalla legge 157/1992 e da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Mi riferisco in particolare all’oasi Laguna sud da 10.353 ettari fatta nella laguna viva e l’oasi Garda da altri 1102 in mezzo al lago. Se non consideriamo queste due aree, a cui andrebbero aggiunto molti laghi dove non si può sparare perché è vietata la caccia da natante, il territorio protetto diventa inferiore al 19% quindi al di sotto della soglia minima fissata per legge. L’articolo 10 comma 4 della legge 157/1992 - sottolinea - intende per protezione ‘il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori accompagnato da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la cura della prole’. E ovviamente la fauna non sosta in mezzo al mare, non nidifica nei laghi e nella laguna viva né tantomeno vi curano la prole”.

 

“Sulle nostre proposte riguardanti le aree protette abbiamo riscontrato una chiusura totale. Pensiamo al lago di Fimon, dove dopo avevamo chiesto di ridurre ulteriormente il taglio della Zrc (Zona di ripopolamento e cattura), l’attuale è insufficiente si tratta di uno specchietto per le allodole, fino a ripristinare quella attuale includendo quindi i pendii a nord e sud, ma la risposta è stata negativa. È stato poi spostato più a nord il limite della zona Alpi così da permettere alle doppiette di invadere aree sottoposte a vincoli, a partire dal divieto di nomadismo venatorio, caccia solo per i residenti, fino all’abbattimento degli ungulati su censimenti. Tutto questo salta”. 

 

“E anche per il diritto di vietare la caccia nei propri terreni c’è stato un ulteriore dietrofront che sa di beffa - attacca il consigliere PD - Prima pretendono una relazione firmata da un professionista, quindi cambiano idea, infine chiedono lo ‘shape file’ che può fare soltanto un tecnico, un appesantimento burocratico che di fatto va a limitare un diritto. È una presa in giro”.