È veramente triste e inquietante la coltre di silenzio calata sulla morte di Mauro Pretto l’ambientalista che aveva a cuore le sorti dei boschi e degli animali selvatici, assassinato tre anni fa a Gazzo di Zovencedo con un colpo di fucile: come non fosse mai esistito. Un’indifferenza che fa ancora più male perché coinvolge anche le istituzioni. L’individuazione del suo killer appare sempre più complicata. Ma è la lontananza delle istituzioni a rendere tutto ancora più triste e a trasmettere un profondo senso di ingiustizia. Nel recarmi sul luogo dell’omicidio assieme al fratello, che per la prima volta dopo tre anni ha ritrovato il coraggio di rivedere quella casa e quell’uscio sul quale Mauro ha trovato la morte ho respirato appunto inquietudine: tutto, da quel fatto ad oggi, è rimasto immutato, persino nei minimi dettagli. È stata la dimostrazione visiva di un abbandono irrispettoso, per non dire di un silenzio quasi omertoso, a cui le istituzioni democratiche, da quelle più piccole fino alla Regione del Veneto, non dovrebbero sottostare, invocando invece piena giustizia per Mauro. “Quella giustizia, per ‘legittima difesa’ che qualcuno, sono certo, avrebbe invocato se Mauro fosse stato armato e avesse sparato a sua volta. Mentre così è una vittima di serie B. Dopo il sopralluogo ho informato i Carabinieri di Vicenza sulla rimozione dei sigilli avvenuta ad opera di ignoti che hanno pure sfondato la posta. Andrea Zanoni

FOTO: Porta di casa di Mauro Pretto con il segno dei pallettoni e i rilievi dei RIS di Parma