La grande partecipazione alla consultazione indetta da alcune associazioni, impropriamente definita “referendum per l’indipendenza del Veneto”, deve indurre tutti a riflettere con il rispetto che si deve ad un tema fortemente sentito dai veneti. Io non ho preso parte all’iniziativa, anche perché rappresento tutti gli elettori della mia circoscrizione presso le istituzioni europee, ma chiedo a tutti i rappresentanti politici del Veneto e nazionali di prestare la dovuta attenzione ad un sentimento popolare che va ascoltato e a cui vanno date risposte concrete.

Non lasciamo la questione nelle mani di politici che hanno fallito negli ultimi 20 anni di governo o che si propongono di subentrare per altri 20 anni di inattività.

 

Lo sostengo anche io, certo: il Veneto e i suoi cittadini meritano di più; più autonomia e rappresentanza. Ma non meritano di essere tagliati fuori dal mondo, dal quell'Europa grazie alle cui leggi siamo ancora in grado di difendere il nostro territorio, l'ambiente e quindi la nostra salute, dagli interessi di avidi cementificatori e cavatori ai quali la politica regionale negli ultimi anni ha letteralmente spianato la strada.

 

Sono molte le questioni emerse da questa “consultazione spontanea”. Eppure nelle analisi di giornalisti, politologi e saggi vari, mi sembra non sia stato dato il giusto peso al punto forse più interessante: l'urlo di dolore di un Veneto tradito. Cosa succede ora? Per qualche tempo i talk show di approfondimento politico parleranno della questione “secessione” - e non della “questione settentrionale” come invece dovrebbero - e paragoneranno il Veneto alla Crimea - assurdo! - intervisteranno personaggi che nella più totale buona esprimono con slogan urlati il loro disagio. L’Italia tutta ci deriderà invece di ragionare su cosa ha spinto tanti veneti a votare in questo modo, cittadini che scopriranno presto di essere stati imbrogliati, ancora una volta.

 

 Chi ci avrà guadagnato? In Veneto è già iniziata la campagna elettorale delle elezioni regionali 2015, ed ecco i soliti leghisti soffiare sul fuoco dell'indipendentismo da quella Roma dove loro stessi in questi anni hanno mandato i loro amici con la promessa di cambiare la politica italiana. Come sono andati invece i fatti, lo sappiamo tutti benissimo. Chi ci avrà perso? Tutti i cittadini veneti: quelli che sono stati indotti a credere che uno staterello federale possa reggere alle dinamiche del mercato globale.

 

La soluzione al male dei veneti, invece, consiste in una politica locale, regionale, nazionale ed europea seria e concreta, non nelle promesse di secessione campate in area. Consiste in riforme che diano al Veneto più autonomia a casa e più rappresentanza - con persone competenti - a Roma e in Europa.

 

Il Veneto, come l'intero Nord Est, è una locomotiva ferma ormai da troppo tempo. E con questa consultazione pubblica circa due milioni di veneti hanno espresso il loro sacrosanto desiderio di essere messi nelle condizioni di ripartire per il bene del Veneto, d'Italia e dell'intera Europa. Tutto il resto sono solo parole e sterili polemiche.

 

 Andrea Zanoni