Il Parlamento europeo ha approvato una relazione sull'attuazione della normativa Ue sulle acque in attesa di un necessario approccio globale alle sfide europee in materia di acque. Con questo testo facciamo il punto sullo stato di attuazione della normativa europea sulle acque in vista del Blueprint, ovvero il Piano  per la salvaguardia delle risorse idriche europee della Commissione.
La relazione del collega Richard Seeber (popolare, austriaco) prende atto che le risorse di acqua dolce europee e mondiali sono a rischio a causa della costante urbanizzazione, la crescita della popolazione, il consumo eccessivo, l'inquinamento biologico e chimico, le alterazioni idromorfologiche e il cambiamento climatico. La direttiva quadro sulle acque (DQA) stabilisce gli standard da rispettare affinché la qualità dei bacini idrici europei sia rispettata. Tuttavia, i suoi tempi di attuazione nei diversi Paesi  si sono rivelati lenti e i risultati molto diversificati. Sono passati 12 anni dall'entrata in vigore della Direttiva ma troppo resta ancora da fare, in particolare in molti paesi del Sud, come l'Italia, che non a caso sarà portata davanti alla Corte di Giustizia per i ritardi  nella sua applicazione. Non è possibile che ben  il 70%  dell'acqua fornita  alle città possa andar persa a causa delle fughe dovute al cattivo stato di mantenimento delle reti idriche.

La Commissione europea presenterà il prossimo novembre un "Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee" (Blueprint) ovvero la risposta politica Ue alle sfide attuali e future in materia di acque. Come già ribadito nella relazione un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse e nel quadro della Strategia UE2020, dobbiamo garantire una  quantità di acqua sufficiente di buona qualità, tenendo conto che in Europa le risorse idriche sono distribuite in modo disomogeneo. L'acqua è  un bene comune prezioso che abbiamo il dovere, e l'interesse, di preservare e di gestire in maniera sostenibile.