Andare al cinema nei giorni delle festività natalizie è diventato ormai un classico, magari con i propri cari, dopo aver mangiato una fetta di panettone. Tuttavia quest'anno un film non ha visto e non vedrà sicuramente i miei soldi del biglietto: “Lo Hobbit” del regista Peter Jackson. Per carità nulla contro le capacità professionali del regista stesso o contro il romanzo di John Ronald Reuel Tolkien, ma la denuncia dell''associazione Peta in merito agli animali che avrebbero trovato la morte durante alcune scene del film, sia pur ancora da confermare, bastano e avanzano per farmi passare la voglia di vedere questa pellicola.


Secondo la Peta ben 27 animali sarebbero deceduti durante le riprese del film in Nuova Zelanda per negligenza e per l’inosservanza delle più elementari regole di accortezza nella detenzione degli animali. Tra le accuse mosse dall'associazione animalista leggo: “Due cavalli si sono rotti il collo scivolando in un burrone: uno è stato sottoposto ad eutanasia, l’altro è stato trovato morto con il muso nell’acqua; a un terzo cavallo è stata cambiata improvvisamente la dieta ed è morto di coliche; un altro è stato lasciato a terra con le gambe legate per oltre tre ore perché era stato giudicato troppo attivo. Pecore e capre sono morte per infestazione da vermi o cadendo in doline mentre decine di polli sono stati uccisi dai cani”.

 
Secca, e d'altronde scontata, la smentita della casa di produzione e del regista. La American Humane Association (AHA), incaricata di monitorare il benessere degli animali durante la produzione di pellicole cinematografiche, ha riferito che non ci sono stati maltrattamenti durante le riprese ma ha anche precisato che è stato sorvegliato soltanto il set del film e non le strutture dove questi animali erano custoditi.

 

Inutile dire che mi auguro che sulla questione venga fatta completa luce anche per prevenire maltrattamenti su altri set cinematografici. Tuttavia il solo sospetto che alcuni animali abbiano trovato la morte durante le scene del film Lo Hobbit inorridisce e basta, almeno per quanto mi riguarda, a tenermi lontano dalle sale cinematografiche. È a dir poco inconcepibile che un animale debba soffrire, per non dire morire, in nome dell'industria cinematografica. Bisogna smetterla di considerare gli animali come meri strumenti al nostro servizio sacrificabili per il nostro divertimento.


Vista l'importanza e la risonanza della pellicola di Peter Jackson, mi auguro che, qualora le accuse della Peta fossero confermate, la reazione popolare e delle autorità competenti sia esemplare anche per evitare che altri animali muoiano su altri set cinematografici in futuro. Mi dispiace, ma “Lo Hobbit” non avrà i miei soldi del biglietto.

 

Andrea Zanoni