Quanto afferma l'ultimo rapporto Silent Killers di Greenpeace fa paura ma purtroppo non sorprende. Secondo gli esperti dell'associazione, i fumi delle centrali a carbone uccidono in Europa 22.300 persone all'anno. Soltanto in Italia il carbone nel 2010 ha causato 521 morti premature. Eppure c'è ancora qualcuno che si ostina a dire che il carbone è pulito. Robe da matti.

 

Il rapporto Silent Killers  si spinge addirittura oltre, facendo un calcolo degli anni di vita spezzati da questi fumi tossici:  240 mila. Nel rapporto si legge che, secondo una ricerca dell'Università di Stoccarda, alla produzione di Enel nel 2010 è riferibile una stima, in tutta Europa, di 11.660 anni di vita persi. Parliamo di anni di vita sottratti a donne, uomini, bambini e anziani innocenti che hanno respirato l'aria avvelenata di queste centrali.

 

Eppure Greenpeace parla di 52 progetti di nuove centrali in fase di realizzazione o di autorizzazione che, sempre secondo lo studio, se entrassero in funzione ogni anno in Europa si avrebbero danni alla salute umana equivalenti alla perdita di altri 32 mila anni di vita ma, tenendo conto che una centrale opera normalmente per un ciclo di vita di 40 anni, in prospettiva questi progetti equivarrebbero alla perdita di 1,3 milioni di anni di vita. Nei mesi scorsi Enel ha cercato di chiudere la bocca a Greenpeace accusandola di diffamazione e portandola in tribunale. Fortunatamente il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso dell’azienda riconoscendo che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all’evidenza dei dati scientifici che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana. Enel ha dovuto, giustamente, pagare anche le spese processuali. Da Bruxelles ho voluto esprimere la mia massima solidarietà ai volontari dell'associazione.

 

Ecco che Greenpeace chiede all'Unione Europea di difendere la salute dei suoi cittadini fissando per il 2030 nuovi obiettivi vincolanti di sviluppo delle rinnovabili (45 per cento), di abbattimento dei gas serra (55 per cento) e di efficienza energetica. Inutile dire che sono totalmente d'accordo. D'altronde al Parlamento europeo stiamo facendo il possibile affinché ai cittadini europei venga garantita un'aria più respirabile. Ancora nel marzo 2012 abbiamo approvato una nuova  Road Map 2050 che mira ad un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio con una riduzione di circa il 90% delle Co2 entro il 2050.

 

Ovviamente gli interessi da sconfiggere sono molti, in primis quelli delle grandi multinazionali dell'energia, penso ad esempio alla centrale a carbone di Porto Tolle a Rovigo. Purtroppo “ambiente” non fa sempre rima con “affari”, almeno secondo qualcuno. Sì perché molte aziende, vuoi per pigrizia vuoi per incompetenza, non sono ancora in grado di cogliere le opportunità anche economiche della green economy che fa delle energie rinnovabili una fonte di sviluppo sostenibile e anche di guadagno.

 

Come relatore della nuova direttiva Ue sulla Valutazione d'Impatto Ambientale per il Parlamento europeo, farò il possibile affinché ogni grande opera ed infrastruttura debba rispettare rigidi standard ambientali, come una bassa emissione di CO2 nell'atmosfera. E questo perché non esiste business che valga di più di un anno di vita, anzi nemmeno di un singolo minuto.

 

Andrea Zanoni