Le lacerazioni interne al Partito Democratico, in Veneto ed in altre regioni, dopo l’approvazione delle liste dei candidati per le prossime elezioni del 25 settembre, sono gravissime e dannose per il Veneto e l’intero Paese. Bastava che il PD avesse tenuto fede ai principi statutari che prevedono le primarie. Questo non è avvenuto, e non certamente in ragione del fatto che non ci fosse il tempo per farle! Oggi è tutto on-line, anche le iscrizioni, e dopo ben due anni di esercizio on-line in cui si sono tenuti i vari incontri di partito causa pandemia, anche chi non aveva grande domestichezza con il pc, oggi lo utilizza nel quotidiano. Le primarie sarebbero state uno strumento democratico e di coinvolgimento utile soprattutto per questo sistema elettorale che non consente agli elettori di esprimere la preferenza, cioè la scelta di un candidato tra quelli della lista. Questo sistema elettorale comporta che chi verrà eletto è colui che viene inserito tra i primi posti in lista. Perciò proprio nel rispetto dello spirito democratico, di cui si fregia addirittura nel nome il nostro partito, della rappresentanza dei territori, del riconoscimento della base, del lavoro fatto dai parlamentari uscenti e da tutti i militanti, le primarie avrebbero avuto il pregio di definire democraticamente chi doveva essere messo nei primi posti in lista utili per entrare in parlamento. Invece oggi accade che queste scelte vengano direttamente calate dall’alto da parte dei vertici romani, che delle istanze locali, ahimè, hanno chirurgicamente fatto a meno. Ecco perché si parla di candidati “catapultati”, candidati non del territorio che vengono decisi da Roma. Così accade che circa metà dei deputati veneti una volta eletti non li vedremo più, alla faccia della rappresentanza dei territori. Queste liste sono uno schiaffo ai territori, alla meritocrazia, a chi si è impegnato lavorando sodo, sono una vittoria di catapultati e raccomandati. Sono amareggiato da questa situazione di accuse e contro accuse, di dimissioni di importanti esponenti del partito causate da questo sistema deleterio che vede il Veneto in particolare, terra di conquista. Questo è il peggior inizio che potesse avere una campagna elettorale nata già difficilissima per la natura di elezioni epocali che potrebbero gettare il nostro Paese indietro nel tempo di un secolo, un errore politico imperdonabile che potrebbe favorire ancora di più quella destra estremista che fa l’occhiolino a figuri come Orban, Trump e Bolsonaro, negazionisti dei cambiamenti climatici. Perciò dobbiamo tornare agli inizi, quando le primarie del PD coinvolgevano tutti per scegliere democraticamente i nostri rappresentanti al Parlamento italiano evitando il caos di queste ore, dove il primo segretario del Pd Veneto ha definito addirittura "inqualificabili" le liste dei candidati veneti eleggibili al nuovo Parlamento. Andrea Zanoni