Oggi si parla di Pescara, ieri - e sempre meno - di Napoli, domani chissà. Questi sono solo i momenti in cui si alza il velo su una situazione aberrante In Italia i casi di grave inquinamento di falde acquifere, campagne, aria e tanto altro, ormai non si contano più. La verità è che affaristi senza scrupoli da un lato e amministratori incapaci o conniventi dall'altro ci stanno letteralmente avvelenando. Quanti altri casi come quelli di Pescara dobbiamo affrontare prima che la politica si dia una  scossa ed affronti con la decisione del caso una piaga endemica?

 

Le cosche si insinuano nei lavori pubblici, vincono appalti con ribassi “sporchi” quanto il denaro immesso in circolazione, e paradosso dei paradossi, vincono gli appalti proprio per quei lavori che servono per mettere in sicurezza il nostro fragile territorio e per portare i servizi alle nostre comunità. Sicurezza, acqua, ecco il nuovo fronte che da alle cosche flussi di denaro continui.

 

Purtroppo il caso di Pescara, dove per oltre vent'anni l’acqua contaminata della più grande discarica d’Europa è arrivata direttamente sulle tavole di settecentomila abruzzesi, non è certamente l’unico in Italia. Vi sono fiumi, laghi e bacini che potenzialmente subiscono la stessa esposizione a fattori inquinanti, dato il numero delle discariche abusive e degli sversamenti criminosi di liquami.

 

Penso al mio piccolo paese di origine in provincia di Treviso, “Paese”, tenuto sotto scacco da 29 cave e 14 discariche nelle quali sono conferiti negli anni anche rifiuti illegali, tossico-nocivi lasciati al vento senza nessuna sicurezza. Una vera e propria “piccola terra dei fuochi”, come ho sottolineato recentemente insieme al geologo Mario Tozzi nella conferenza "Paese a misura d'uomo" (VIDEO). Da anni sono in lotta con le associazioni locali per chiedere le opportune bonifiche mai arrivate. E la domanda sorge spontanea: se questo piccolo paese è così, quante altre situazioni da allarme rosso ci sono in Italia?

 

Discariche illegali, rifiuti tossici, amianto, non rispetto delle procedure di smaltimento. Enormi crateri scavati nel sottosuolo in prossimità delle falde acquifere dove scorre l'acqua che poi, come a Pescara, finisce negli acquedotti pubblici. E poi ancora rifiuti smaltiti sotto il manto stradale e bruciati senza alcun criterio nei cementifici. I controlli sempre insufficienti, e quando non è così c'è sempre qualcuno che si mette di traverso. Ecco, cercate anche voi nelle pieghe di questi orrori e troverete cosche malavitose o corrotti compiacenti.

 

Diciamo la verità: lo smaltimento illegale di rifiuti è diventato un business enorme dove le mafie hanno già infilato i loro tentacoli, compreso nel mio Veneto, dove ho denunciato in Europa innumerevoli casi di inquinamento o rischio contaminazione per l'ambiente e quindi la salute dei cittadini. Un rapporto Legambiente del 2013 stima in 16,7 miliardi di euro il loro giro d'affari complessivo, con 34.120 infrazioni ambientali accertate e 28.132 persone denunciate.

 

Cosa fare? Prima di tutto è necessario che l’Istituto Superiore di Sanità effettui uno studio epidemiologico, di ampio raggio e con obbligo di trasparenza e pubblicità dei risultati in tutta Italia. In secondo luogo la politica deve affrontare con la massima responsabilità e urgenza questa emergenza ambientale e sociale a tutti i livelli, dall'amministrazione del piccolo paesino al Parlamento europeo. Per quanto mi riguarda, in caso di rielezione in Europa, continuerò la mia battaglia per la tutela ambientale e della nostra salute a 360 gradi e su tutti i fronti perché non possiamo permettere che le ecomafie ci inquinino il futuro.

 

Andrea Zanoni