Questo il mio intervento in aula del 20 aprile 2016 in merito all'approvazione del Piano.

La situazione in Europa

Colleghi, Assessori,

L’inquinamento atmosferico che avvelena l’aria delle citta e campagne europee, provoca ogni anno circa 491.000 mila morti premature nei 28 stati membri dell’Unione Europea.

I cittadini Europei sono esposti a livelli di polveri PM10 e PM2,5 e Ozono superiori ai limiti di legge, ovvero a quelli della Direttiva UE sulla qualità dell’Aria  e a quelli indicati dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità).

Questi sono dati ufficiali dell’Agenzia Europea sull’Ambiente – EEA contenuti nel rapporto Air Quality in Europe 2015  pubblicato il 30 novembre 2015.

La situazione in Italia

Tra le regioni più inquinate d’Europa troviamo la macro area della pianura padana, dove tra le regioni più compite ci sono la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il nostro Veneto.

Per quanto riguarda le morti premature in Italia, questo rapporto parla di 84.400 cittadini Italiani che per la maggior parte si concentrano in queste tre regioni e quindi anche qui da noi in Veneto.

I componenti che maggiormente preoccupano l’Agenzia Europea Ambiente - EEA sono le polveri PM10, PM2,5, l’ozono e il Benzo(a)pirene (BaP).

Il Dott.  Morando Soffritti dell’ Istituto Ramazzini di Bologna nel marzo 2009 sottolineò  che ad ogni aumento delle polveri sottili di 10 microgrammi per metro cubo  si registra un aumento del 4% di tutte le malattie ed un incremento dell’8% dei tumori polmonari.  

 

L’impatto sulla salute

 

Questa situazione di grave inquinamento non dovrebbe limitarsi all’adozione dei Piani Dell’ARIA ma dovrebbe trovare risposte piu’ adeguate come l’effettuiazione di una  VIS cioè la Valutazione di Impatto Sanitario.

Oggi in Italia e in Veneto manca questa attenzione verso la salute anche se alcuni stati europei già hanno una legislazione molto attenta a riguardo.

Proprio perché siamo in presenza di una emergenza sanitaria questo Piano doveva essere compito soprattutto dell’Assessorato alla Sanità perché qui parliamo di gente, di nostri cittadini che si ammalano o peggio che muoiono.

La Condanna – La Nuova Procedura di Infrazione

A dirci che le cose in Pianura Padana vanno male anzi malissimo è la stessa Unione Europea.

L’Italia è stata condannata il 19 dicembre del 2012 dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per la violazione della Direttiva Comunitaria sulla qualità dell’aria, una condanna arrivata dopa anni di procedura di infrazione.

Quindi come nazione siamo dei pregiudicati proprio su una materia strettamente connessa con la nostra salute.

Il 10 luglio 2014 nei nostri confronti è stata inoltre aperta una nuova procedura di infrazione dalla Commissione europea sempre per la violazione della direttiva sulla qualità dell’aria.

Da sottolineare che le sanzioni europee arrivano solo in caso di recidiva e la seconda sentenza di condanna è ormai vicina con tanto si sanzioni a seguito.

Oggi restiamo sotto procedura di infrazione e non è certo questo piano la risposta adeguata che il Veneto doveva dare.

La situazione in Veneto

Attualmente abbiamo un Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera risalente a 12 anni fa , ovvero  all’11 novembre 2004 che non ha prodotto risultati positivi.

Questo piano si è dimostrato inefficace ad affrontare la grave situazione di inquinamento atmosferico  e la Condanna della Corte di Giustizia.

La regione ha approvato bandi che sono più specchietti per le Allodole,  di pura propaganda elettorale, senza adottare azioni concrete per affrontare questa emergenza SANITARIA ed AMBIENTALE.

Alcuni esempi: da quanto si apprende dal sito della Regione  sono stati stanziati

  1. Circa 2 milioni per la rottamazione di vecchi veicoli con contributo ai privati di 1000 euro (su una popolazione di 4.927.401 abitanti) ,
  2. 2 milioni per rottamazione stufe e acquisto di stufe a biomasse legnose, dei quali 1 milione tolto dal bilancio destinato al fotovoltaico, 
  3. 1,1 milioni per il bike sharing per i comuni (su ben 581 comuni). Il Bike Sharing è il sistema di noleggio biciclette automatico che offre a cittadini e turisti una alternativa all’uso dell’auto per gli spostamenti urbani. 

Si tratta di elemosine pari a 40 centesimi di contributo a cittadino per la rottamazione veicoli e stufe e 2.200 euro per ogni  comune per il bike sharing. Con queste  cifre non si risolve assolutamente nulla.

Ma da i dati che mi sono stati forniti , trami te una apposita tabella, la scorsa settimana dal Settore Tutela Atmosfera la situazione appare ben più grave.

Su una cifra di 5.985.351 euro stanziati complessivamente per i vari interventi per combattere l’inquinamento dell’aria risulta che la somma impegnata è pari a solo 1.603.600 ovvero al 26,8%, se poi si va a vedere il dato relativo alle somme erogate complessive siamo a soli 178.000 euro, ovvero il 3% !

Cosa fanno le altre regioni?

A titolo di esempio positivo riporto il dato della Regione Piemonte che nel 2008 ha emesso un bando da 100 milioni di euro per finanziare investimenti aziendali in impianti energetici ad alta efficienza, cui hanno risposto oltre 400 imprese.

Meglio investire che pagare le sanzioni europee

Dopo la condanna della Corte di Giustizia Europea del 19 dicembre del 2012 le sanzioni europee potrebbero arrivare e viaggiare intorno ai 100/200.000 euro al giorno, in totale si parla di diversi miliardi di euro.

Meglio investirli e muovere l’economia, innescare anche cambiamenti economici virtuosi verso le fonti rinnovabili, verso il fotovoltaico e non solo.

Con investimenti nel settore delle rinnovabili potremmo anche rilanciare l’economia dando risposte concrete alla piaga della disoccupazione che colpisce il Veneto.

I costi per le mancate azioni.

Dovremmo ricercare e quantificare i costi sanitari di queste migliaia di morti ed ammalati a causa dell’inquinamento dell’aria.

Sappiamo tutti che la fetta maggiore del bilancio della Regione Veneto va in spese per il comparto sanitario.

Se, partendo dai dati della Agenzia Europea Ambiente - EEA, la Regione Veneto calcolasse i costi economici causati dall’inquinamento dell’aria ci sarebbero delle motivazioni importantissime per far cambiare rotta all’attuale politica di non intervento.

Ci sono poi altri tipi di danni da inquinamento dell’aria come quelli all’agricoltura, all’agricoltura biologica e alla biodiversità.

Il Piano in Esame

 

Il Piano oggi contiene ottime analisi dello stato attuale con decine e decine di pagine piene di dati – un grazie va ad all’Arpav e agli uffici regionali per il lavoro svolto.

 

Questo piano è una valida rassegna delle linee strategiche adottabili.

 

Il Piano però è decisamente carente sotto il profilo, decisivo, della fase attuativa e operativa.

 

Sotto quest’ultimo profilo infatti non c’è nessuna novità sostanziale rispetto al piano attuale: nessuna idea di gestione, nessuna politica capace di cambiare la situazione. 

 

Ci si preoccupa molto di ribadire che non c’è la “bacchetta magica” e che bisogna lavorare per convincere la gente di cio’,  dobbiamo però dire chiaramente che  lavorare sulle misure strutturali non significa che nell'immediato non si deve fare nulla o quasi. 

 

Le misure strutturali vanno comunicate alla gente, preparate, accompagnate con formazione e informazione diffusa, coordinate con una coerenza granitica con le altre misure e politiche regionali.

 

Perché, vorrete convenire, in italiano “strutturale” non è sinonimo di  “impossibile” o di  “rinviabile alle calende greche”.  

 

Circa alla coerenza con le altre politiche regionali mi riferisco al fatto che NON si può fare un piano che prende atto della necessità di misure strutturali e di sistema e poi puntare su nuove cementificazioni, nuovi edifici nelle campagne con la scusa della caccia o del commercio,  nuovi centri commerciali, o addirittura strade doppioni delle esistenti, oppure puntare sulla continua autorizzazione di pseudo cogeneratori e centrali a biomasse.

 

Ma specialmente non si può fare un "Piano per le energie rinnovabili" che punta tutto sulla combustione delle biomasse  e non sulle rinnovabili pulite e sulla riqualificazione energetica degli edifici, sapendo, come ammette lo stesso Piano dell’energia, che l’inquinamento dell’aria nelle migliori delle ipotesi aumenterà e nella peggiore aumenterà di molto!

 

In una slide della presentazione sul Piano dell’Energia presentato in Commissione Ambiente Recentemente si legge chiaramente che tra le azioni c’è ancora il “promuovere l’uso delle biomasse legnose per il riscaldamento a scala domestica”

 

 

Ma restiamo a questo Piano e all'altro errore di fondo: chiarire che servono le misure strutturali di lungo periodo, non deve servire per non far nulla nella gestione delle emergenze puntuali.

 

Sappiamo bene dalle misurazioni Arpav che in certi periodi dell’anno e in certe fasce orarie ci sono delle punte, anche molto rilevanti, dei livelli di inquinamento.

 

Per esempio ogni inverno ci troviamo con queste prevedibilissime  “emergenze” e puntualmente partono tavoli e concertazioni con i quali si perdono giorni preziosi sperando che piova e comunque alla fine si passa la palla ai Sindaci lasciandoli liberi di fare o non far nulla.

 

Io questo lo chiamo SCARICA BARILE. 

 

Puntualmente assistiamo alla scena di Sindaci responsabili che per quanto poco, qualcosa cercano di fare, e di altri che in buona o mala fede, si nascondono dietro la loro "impotenza" nel contrastare "fenomeni di area vasta" e non fanno proprio nulla, nemmeno quello che potrebbero fare: per esempio vietare i fuochi all’aperto di ramaglie. 

 

Ma perché il Piano non prevede che, verificata una generalizzata situazione di inquinamento su scala regionale, non partano a tutti i Sindaci veneti alcune prescrizioni automatiche di emergenza?

 

Per esempio: il famoso divieto di fuochi all’aperto di ramaglie.

 

O ancora la prescrizione di informare la popolazione che almeno eviti le attività all’aperto nelle ore più pericolose

 

O ancora: sensibilizzare la popolazione affinché faccia un uso attento e responsabile della legna da ardere, evitandone la combustione in "camini aperti" (misura che sarebbe pure prevista dal piano).

 

Ma altre misure automatiche potrebbero essere:

 

  • promuovere il carpooling limitando il traffico attorno alle scuole o nei centri cittadini alle sole auto con almeno 4 persone a bordo;

 

  • incentivare chi installa pompe di calore elettriche o fotovoltaico,  misure attualmente non coperte da incentivi statali

 

 

Ora assistiamo alle sceneggiate dove, ad esempio, Sindaci come quello di Valdobbiadene vieta i fuochi all’aperto da novembre a marzo e il dirimpettaio di Pederobba che, di fronte a dati che comprovano una situazione critica, non prende assolutamente nessun provvedimento accusando chi protesta di essere “terroristi” e “sciacalli”.

 

Ho fatto volutamente l’esempio di due sindaci di destra e di due comuni limitrofi, per dimostrare che l’intelligenza e la responsabilità non hanno colore politico.

 

Ma anche per chiedere - che senso ha - una misura come il divieto di combustioni all'aperto attuato in un Comune ma non in quello limitrofo!

 

Un altro esempio virtuoso e responsabile è quello di Treviso che ha imposto nei giorni dell’emergenza le targhe alterne quando i comuni contermini non lo hanno fatto.

 

L’Inquinamento atmosferico non conosce confini, cari colleghi e assessori!

 

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Il Piano dunque fa  uno scarno elenco di misure ma non è concretamente operativo in nulla e non prevede misure incentivanti innovative e in grado di innescare alcun cambiamento. 

 

A differenza di altre scelte di vita come l'alimentazione e la mobilità i nostri cittadini non possono scegliere il tipo di aria che vogliono respirare e percio’ questo piano doveva prevedere maggiori garanzie.

 

E' un Piano vecchio, stanco e privo di inventiva. Francamente: è un Piano che sotto questo profilo non si addice ad una misura di un governo veneto, che ama definirsi - come lo sono davvero i suoi cittadini - concreti ed efficaci.

 

Avevo preparato una ventina di emendamenti utili ad attivare a livello regionale misure precise, di facile attuazione, utili soprattutto per i periodi di emergenza, ovvero quelli quando si superano i 50 microgrammi per metro cubo di aria di polveri.

 

Non è stato possibile proporli perché come mi ha spiegato l’ufficio legislativo serve modificare le norme di settore mente qui esaminiamo il solo di piano.

 

Ho percio’ presentato 79 emendamenti utili ad anticipare le misure applicative che la giunta dovrà prevedere tramite delibere.

Perciò gli emendamenti si prefiggono di dimezzare il tempo di entrata in vigore delle restrizioni per arrivare preparati con le nuove disposizioni prima almeno del prossimo inverno e non dopo come previsto per diverse misure.

 

Quindi ci è stato presentato in Commissione un Documento blindato, un documento di ben 600 pagine sostanzialmente non modificabile, e perciò oggi il Consiglio Regionale si limiterà ad un ruolo di mera ratifica di quanto già deciso dalla Giunta.

 

Quella di oggi pertanto è un’occasione mancata per dare risposte concrete ed efficaci a questa situazione di emergenza quasi unica a livello europeo.

emendamenti Zanoni approvati