I neonicotinoidi fanno male solo alle api? E chi lo dice? Secondo un nuovo studio condotto da Dave Goulson, biologo dell'Università del Sussex, l'impatto negativo di questi insetticidi non si ferma ai preziosi impollinatori ma danneggia anche gli organismi del suolo, l'acqua e gli uccelli. Come se non bastassero gli enormi danni che questi pesticidi arrecano già alle api, insetti fondamentali per il mantenimento della biodiversità e della stessa vita sulla terra. 

 

I neonicotinoidi sono gli insetticidi maggiormente usati in tutto il mondo. Lo studio mette in rilievo che questi pesticidi possono resistere ed accumularsi nel suolo stesso, sono solubili e perciò arrivano facilmente nei bacini idrici. Le loro concentrazioni riscontrate dagli scienziati inglesi nei raccolti, piante e terreni esaminati mette a rischio tutta una serie di animali ai quali queste sostanze non erano all'origine destinate. Lo studio afferma che, sebbene i vertebrati siano meno suscettibili a questi pesticidi che gli insetti, il consumo di piccole quantità di semi trattati con i neonicotinoidi possono causare conseguenze gravi, fino alla morte, per uccelli e anche mammiferi. Ecco che gli scienziati, pur ammettendo che “ci sono ancora evidenti lacune in questa materia”, “l'uso corrente di neonicotinoidi può danneggiare una vasta gamma di animali non oggetto di questi pesticidi, come appunto gli insetti impollinatori, invertebrati acquatici e terrestri, costituendo una minaccia concreta per tutto l'ecosistema”.

 

 

Si tratta della riprova della nocività dei neonicotinoidi per l'intera natura europea e mondiale. Non a caso L'agenzia per la sicurezza dell'alimentazione EFSA dell'Unione Europea ha aggiunto recentemente un altro insetticida alla lista dei prodotti chimici sospettati di essere tra i fattori responsabili del declino delle api. Per questo il 18 aprile scorso, insieme ad altri eurodeputati stranieri, ho inviato una lettera al Commissario Ue Tonio Borg chiedendo la messa al bando totale dell’uso dei neonicotinoidi in agricoltura. Il Commissario mi ha risposto dicendosi “preoccupato per la salute delle api e il loro ruolo molto importante come impollinatori, da cui l’agricoltura è dipendente” e puntando il dito sugli Stati nazionali, che non hanno avuto il coraggio di approvare la messa al bando di tre neonicotinoidi particolarmente pericolosi.

 

La questione è sempre la stessa: è possibile un'agricoltura senza pesticidi? Ovviamente Sì. Il Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque 2013 dell'ISPRA evidenzia come nel 2010 sono stati rinvenuti residui nel 55,1% dei 1.297 punti di campionamento delle acque superficiali e nel 28,2% dei 2.324 punti di quelle sotterranee, per un totale di 166 tipologie di pesticidi a fronte dei 118 del biennio 2007-2008. Si tratta, per la maggior parte, di residui di prodotti fitosanitari usati in agricoltura. Una situazione che fa a dir poco paura. L'abuso dei veleni in agricoltura nuoce all'ambiente, all'economia e soprattutto alla nostra salute. E' arrivata l'ora di invertire la rotta verso un'agricoltura pulita e sostenibile.

 

Sì perché rinunciare all'uso dei pesticidi nel mondo è possibile. Si chiama Integrated Pest Management ed è un sistema di agricoltura sostenibile che prevede l'impiego di metodi naturali per proteggere un determinato raccolto senza l'ausilio di pericolose sostanze chimiche. In Europa si sta lavorando in questa direzione con la Sustainable Use of Pesticides Directive (2009/128/CE) che dovrà essere recepita entro il 2014, ma gli interessi delle multinazionali chimiche sono forti da sconfiggere.

 

Iniziare a smettere di utilizzare i neonicotinoidi in agricoltura è un ottimo primo passo per smettere di avvelenarci con le proprie mani. Di quanti studi e conferme scientifiche abbiamo ancora bisogno? Speriamo che non ce ne renderemo conto tutti quanti quando sarà troppo tardi.

 

Andrea Zanoni