Greenpace batte Enel. La denuncia di diffamazione nei confronti dell'associazione ambientalista per la sua campagna contro il carbone finisce dove merita: nel cestino. D'altronde non poteva finire diversamente. Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso dell’azienda riconoscendo che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all’evidenza dei dati scientifici che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana. Enel dovrà, giustamente, pagare anche le spese processuali.
Si tratta dell'epilogo perfetto a una denuncia inaccettabile da parte dell'azienda italiana che aveva cercato di mettere il bavaglio all'associazione che non ha fatto altro che mostrare, con i fatti, quanto il carbone sia una fonte di energia sporca e altamente dannosa per l'ambiente. “I dati riportati sono effettivamente conformi agli esiti della ricerca commissionata da Greenpeace relativamente ai danni provocati dalle centrali a carbone e già noti alla comunità scientifica internazionale (prima tra tutte l’Agenzia Europea per l’Ambiente, EEA)”, si legge tra le motivazioni della sentenza.

La verità è che l'azienda ha avuto paura che l'opinione pubblica conosca veramente gli effetti del carbone, una delle fonti fossili più sporche al mondo e nei confronti del quale l'intera Unione europea sta voltando pagina all'interno della sua Road Map 2050, approvata lo scorso 15 marzo dal Parlamento europeo, per abbattere le emissioni di Co2 per la lotta al cambiamento climatico. Ecco che il Tribunale di Roma ha bloccato giustamente il tentativo di Enel di censurare  la campagna “Enel killer del clima”, un video intitolato “La bolletta sporca”, il sito tematico www.facciamolucesuenel.org e dei facsimile di bolletta che riportavano il costo da pagare in vite umane per le otto centrali a carbone del gruppo.

Ma Enel, oltre a imporci il carbone come sta cercando di fare di concerto con la Regione Veneto a Porto Tolle (Rovigo), si è macchiata di un altra grave colpa: cercare di censurare un'associazione legittima e riconosciuta a livello mondiale per la sua utilità sociale come Greenpeace. Se l'azienda avesse voluto davvero confutare le tesi dell'associazione avrebbe dovuto dimostrare con i fatti, e non con le querele, che non è vero che Enel è il maggior emettitore in Italia di CO2 con 36,8 milioni di tonnellate emesse nel 2011 e il quarto emettitore in Europa con 78 milioni di tonnellate (come sostiene Greenpeace).

Per questo il rigetto di oggi del Tribunale di Roma è un'ottima notizia per l'ambiente, la nostra salute e per tutti coloro che sono impegnati in prima persona per rendere il mondo in cui viviamo un po' più pulito.

Andrea Zanoni