Ma perché tutta questa fretta? In questi giorni il Senato della Repubblica italiana si riunirà per votare la riforma della Legge quadro sulle aree naturali. Si tratta di un testo a dir poco discutibile che non farebbe altro che mettere a rischio le nostre aree naturali e la fauna selvatica. Ad esempio gli appetiti venatori degli ingordi cacciatori, che da sempre cercano di entrare in questi parchi per soddisfare le loro turpi voglie, verrebbero purtroppo accontentati.

Per questo e altri motivi sono completamente d'accordo con le associazioni FAI,  Italia  Nostra,  LIPU,  Mountain  Wilderness,  Pronatura, Touring  Club  Italiano , WWF  Italia  e Associazione 394 nel considerare grave questo tentativo di modifica della normativa di riferimento per l’istituzione e la gestione delle aree naturali protette nel nostro paese, e pertanto mi unisco al loro appello affinché il Senato ci ripensi.

 

La modifica della Legge quadro sulle aree naturali protette, dopo oltre vent’anni dalla sua approvazione,  non  può  prescindere  da  una  seria  valutazione  sull’applicazione  della normativa e sullo stato dei parchi e delle riserve naturali nel nostro paese.

 

E' strano, e per un certo verso sospetto, che il  Senato abbia ignorato l'appello delle associazioni ambientaliste che non chiedevano altro che un ampio confronto con tutte le parti interessate sul rilancio del ruolo dei parchi e delle riserve naturali per garantire una efficace conservazione del patrimonio naturale del Paese.

 

A far paura è soprattutto il connubio che rischia di generarsi tra attività venatoria e controllo della fauna selvatica (sia pur  con la supervisione dell’ISPRA, l’Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente). La modifica all'esame del Senato, infatti, prevede un diretto coinvolgimento dei cacciatori nella gestione  della  fauna  all’interno  delle  aree  naturali  protette oltre quello che l'attuale normativa purtroppo già consente, ad esempio nei presunti casi di soprannumero animale. Ecco quindi che la riforma prevista rischia di aprire le porte dei parchi alla caccia per interessi lontani dalla conservazione della biodiversità nel nostro paese. Gli scandalosi casi come quello del parco del Cansiglio in Veneto e della caccia ai cervi ci mostra bene fino a che punto può arrivare l'ingordigia dei cacciatori, pronti a tutto pur di praticare il loro “sport” preferito.

 

Insomma proprio non si capisce il perché di tutta questa fretta da parte del Senato a fronte di una mancanza totale di seria analisi dei problemi nella gestione dei parchi, specie in relazione al ruolo centrale che dovrebbero svolgere per la tutela della natura. A chi si sta cercando di fare un favore? A quale lobby? Di sicuro non a chi sta a cuore la difesa delle nostre aree naturali e della biodiversità.

 

 

Andrea Zanoni