Il bracconaggio in Italia, e in Europa, è un reato e come tale va punito. La pena di sei mesi ai servizi sociali e una multa da 300 euro patteggiata da un cacciatore di Venegono Superiore (Varese) rappresentano il primo caso del genere in Italia, una sentenza storica che testimonia un cambio di sensibilità evidente della società italiana nei confronti dei reati ai danni della fauna selvatica. Il bracconiere, dopo aver ricevuto anche il divieto di dimora a Venegono Superiore (dove si trova il capanno di caccia, lui è residente a Venegono Inferiore) si è anche scusato con il giudice.

L'imputato sconterà i sei mesi in affido ai servizi sociali per il reato di furto aggravato ai danni dello Stato (proprietario dei volatili catturati) e di violazione delle norme sulla caccia. Sotto sequestro sono finite tre gabbie con gli uccelli maltrattati: erano vivi ma con le ali piene di ferite. Venivano usati come richiami vivi per altri uccelli. Confiscati anche richiami elettronici e reti utilizzate per la cattura dei volatili.

 

All'interno del capanno sono stati ritrovati nove esemplari di tordo sassello (Turdus iliacus), sette di tordo bottaccio (Turdus philomelos), due di merlo (Turdus merula), due di crociere comune (Loxia curvirostra linnaeus), otto di lucherino (Carduelis spinus); otto di prispolone (Anthus trivialis linnaeus), tre di fringuello (Fringilla caelebs). E poi ancora sagome in plastica riproducenti uccelli, una gabbia trappola a scatto approntata alla cattura e quattro reti da uccellagione dalle dimensioni di sei per due metri.

 

Purtroppo non si tratta di un caso isolato in Italia e nemmeno del più grave, ma il fatto che sia stato ufficialmente punito da un tribunale è di fondamentale importanza. In parole povere è stato tradotto nella pratica con una sentenza il divieto internazionale di catturare specie di uccelli protette e di utilizzare metodi di cattura proibiti come le reti da uccellagione. Il Tribunale di Varese ha applicato alla lettera le disposizioni della Direttiva Ue Uccelli troppo spesso calpestata dai cacciatori italiani con il complice beneplacito di alcune amministrazioni regionali.

 

Mi auguro che la sentenza comminata a questo bracconiere di Venegono Superiore serva da monito a tutti i cacciatori italiani, affinché si limitino ad esercitare la caccia – attività che non condivido e che vorrei venisse proibita per sempre – almeno nel rispetto della legge nazionale ed europea.

 

Andrea Zanoni