"Caccia : Basta richiami vivi e uccellagione"

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Milioni di piccoli uccelli vengono catturati e tenuti in gabbia con un unico scopo: cantare durante la stagione venatoria per attirare i loro simili e permettere ai cacciatori di abbatterli. E così, piccoli uccelli migratori come i merli, le allodole, le cesene, i tordi, sono tenuti una vita intera al buio, in luoghi freddi e umidi, con poca aria, luce e igiene, in anguste gabbie dove è impossibile volare e un movimento di troppo può causare traumi o ferite. La percezione del cambiamento di stagione e i ritmi giorno/notte sono sconvolti. Gli uccelli che sopravvivono all'atrofizzarsi degli arti e allo sconvolgimento comportamentale anche in caso di fuga non potranno tornare a volare liberi, mai più.

 

Oggi in Italia detenere gli uccelli come richiami vivi è purtroppo permesso. Purtroppo sono molte le autorità locali, soprattutto nel mio Veneto, che autorizzano queste barbare torture. Le Direttive europee proibiscono chiaramente l'utilizzo delle reti da uccellagione e la loro cattura . Nonostante i moniti dell’Ue e i continui pareri contrari dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), infatti, la Regione e le Province venete (Rovigo esclusa) continuano ad autorizzare impianti di cattura muniti delle reti da uccellagione, mezzo di cattura non selettivo, vietato dall’articolo 8 della Direttiva Uccelli 2009/147/CE. Per questo ho chiesto alla Commissione di aprire una procedura d’infrazione per questi amministratori che si credono al di sopra della legge nazionale ed europea sollecitando presso le province venete l’immediata chiusura di questi impianti di cattura. Ne abbiamo parlato mercoledì e giovedì 7 novembre in due conferenze a Verona e Vicenza, dove insieme a centinaia di cittadini e volontari abbiamo detto ancora una volta “Basta richiami vivi e uccellagione!”

 

Andrea Zanoni