Bomba ecologica sulle coste dell’Adriatico? Diciannove piattaforme petrolifere della norvegese Spectrum saranno impiantate nel “mare croato: cosa deve fare l’Europa per mettere in sicurezza l’Adriatico? Ho voluto parlarne pubblicamente con i cittadini a Rimini e Chioggia perché il nostro Adriatico è un patrimonio comune di tutti noi e non può essere messo in pericolo da questo o quel interesse economico, petrolio compreso.

 

Gli ecosistemi marini sono una ricchezza del nostro pianeta che in questi anni abbiamo sottovalutato e sfruttato senza considerare che più del 70% della superficie terrestre è costituita da oceani. Se non invertiamo immediatamente la rotta consegneremo alle future generazioni mari senza più forme di vita condannando a morte una risorsa inestimabile dalla quale dipende la vita dell’intero Pianeta. Senza sottovalutare gli effetti economici e sull'impiego che questo inquinamento ha sull'intero settore turistico italiano. Parliamo di migliaia di persone che vivono onestamente di turismo da generazioni. Una goccia di petrolio sulle nostre spiagge sarebbe per loro e le loro famigli una vera catastrofe.

 

Già a novembre 2013, avevo presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la società norvegese Spectrum stava conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando la pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino. Il 30 gennaio 2014, il Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik mi ha risposto ricordando l’obbligo degli Stati membri di rispettare le normative ambientali europee.

 

Ecco che le 19 piattaforme petrolifere della norvegese Spectrum che saranno impiantate nel “mare croato” sono una vera e propria spada di Damocle: in caso di incidente gli impatti sarebbero devastanti sulla biodiversità, sulla salute del mare e delle coste, nonché per il turismo e tutti i sistemi economici che in quelle aree dipendono strettamente dal mare. Un’unica trivella può rovinare irrimediabilmente interi tratti di coste fino ad oggi incontaminate, coprendo di petrolio un mare ricchissimo di biodiversità. Basti ricordare il disastro a cui abbiamo dovuto assistere nel 2010 quando, per 106 giorni, si è riversato nel Golfo del Messico il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma Deepwater Horizon.

 

Il mare Mediterraneo è sempre più esposto ad attività legate all’estrazione di petrolio e di gas e, purtroppo, questo sfruttamento riguarda anche aree protette e ad alto rischio di incidenti alla luce dell’elevata profondità delle acque. Io voglio difendere il nostro mare e la vita delle migliaia di famiglie che vivono e lavorano lungo le sue bellissime coste.

 

Andrea Zanoni