Roma, 4 ott. - (Adnkronos) - La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha respinto, per la seconda volta, il ricorso presentato dagli Inuit per chiedere l'annullamento del regolamento Ue che vieta sul territorio comunitario il commercio di pelli e derivati di foca, ricavati dalla caccia commerciale. ''Il ricorso è irricevibile'' e ''l'impugnazione è respinta'', si legge nella sentenza, che conferma quanto già disposto in primo grado. La sentenza condanna anche i ricorrenti al pagamento delle spese sostenute dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'Unione Europea.

 

''Finalmente si comincia a leggere la parola fine su una delle più cruente forme di sfruttamento degli animali, nota per le indicibili violenze con cui vengono uccise le foche - dichiara Simone Pavesi, responsabile Lav Campagna Pellicce - una sentenza storica che segna il possibile e auspicato traguardo di un contenzioso che non è ancora definitivamente concluso, a causa di un ulteriore tentativo di fare cadere il bando europeo presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio''.

 

''E' sufficiente ripercorrere le numerose tappe giudiziarie del contenzioso per l'annullamento della normativa europea che ha salvato la vita di milioni di foche e dei loro cuccioli, per comprendere quanto gli interessi economici dell'industria della pellicceria e della trasformazione dei prodotti di foca siano stati duramente colpiti dal bando comunitario - prosegue Pavesi - Prima ancora che diventasse effettivo il divieto al commercio nel mercato europeo di prodotti ricavati dalla caccia commerciale delle foche (ampiamente praticata in Canada e non solo), vari soggetti interessati allo sfruttamento di questi animali avevano già presentato un formale ricorso''.

 


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