“Il caso di Verona è eloquente: la carenza di ben 164 medici di medicina generale sul territorio è lo specchio di un fallimento regionale accompagnato dall’ostinazione nel non voler investire in personale amministrativo”.
 
L’analisi è dei consiglieri regionali del PD Veneto, Anna Maria Bigon e Andrea Zanoni.
 
Gli esponenti dem ricostruiscono così la situazione: “Tutti i provvedimenti assunti dalla Giunta in questi mesi si sono rivelati inefficaci. Questo è valso per la misura che offriva la possibilità per il cosiddetto ‘medico di base’, in via volontaria, di aumentare il numero di pazienti da 1500 a 1800: cosa che nella realtà già spesso avveniva prima di questo provvedimento. C’è stata poi la scelta di coinvolgere le guardie mediche, ignorando che anche queste figure sono numericamente scarse, visto che ne mancano 552 in Veneto (78 per quanto riguarda l’Ulss 9) e comunque non hanno un rapporto di conoscenza con l’utenza. Infine l’atto che consentiva ai medici iscritti al primo anno del corso di formazione di avere fino a 1.000 pazienti, quota che sale a 1.200 per quelli dal secondo anno. Ebbene, quest’ultimo provvedimento è stato impugnato dal governo”.
 
“Sono due anni, attraverso la presentazione di una mozione, che proponiamo alla Regione di investire in personale amministrativo che elimini un buon 60% della mole di lavoro puramente burocratico in carico ai medici di medicina generale. Con una struttura di supporto potrebbero anche sostenere un affidamento di 2.000 pazienti. Ma dalla Giunta - concludono Bigon e Zanoni - continua l’ostinato rifiuto ad investire su questo fronte, rendendosi così responsabile, pur avendo gli strumenti a disposizione per risolverla, di questa drammatica situazione. Rimaniamo sempre in attesa e sollecitiamo una urgente svolta”.