Quante volte abbiamo sentito Luca Zaia vantarsi dell’efficienza del modello socio-sanitario veneto? È un vanto giusto per la nostra regione, non certo per il Presidente, dal momento che né lui né il suo partito hanno avuto il minimo ruolo nello sviluppo di un sistema sociosanitario efficiente e capace di integrarsi con il territorio. Il sistema veneto è nato 20 anni fa, unicum in Italia, non perfetto ma obiettivamente innovativo e capace di riunire sotto uno stesso cappello l'organizzazione di cure necessaria alle persone che si ammalano. Questa organizzazione necessita di aggiornamenti e accorgimenti che rendano il sistema sempre più capace di rispondere ai mutamenti sociali, ma in alcun modo necessita di una rivoluzione come quella proposta dal PDL 23. Le innovazioni erano, tra l’altro, già contenute nel Piano socio-sanitario regionale approvato nella precedente consigliatura, grazie soprattutto al comportamento responsabile del PD che più e più volte ha garantito sostanza nella riforma e gli stessi numeri alla traballante maggioranza. Lo stesso atteggiamento è continuato anche su questa riforma, quando il PD è intervenuto più volte in aula e sul territorio con proposte alternative e migliorative.

Luca Zaia però, a dispetto di tutto e tutti, tira dritto con la sua riforma, nonostante questa sia stata rimandata al mittente non solo dalle opposizioni, ma anche da consiglieri della maggioranza, sindaci (molti dei quali leghisti), autorità sanitarie territoriali, cittadini, etc… Ci dev’essere dunque qualcosa che non vediamo. Il punto principale della riforma è l’Azienda Zero, una “super”-centrale operativa plenipotenziaria che si porrà al di sopra delle nove (o sette?) ULSS superstiti. I poteri di questa Azienda Zero saranno praticamente illimitati e trasformeranno i direttori generali delle ULSS in semplici esecutori. Di fatto il DG dell’Azienda zero diverrà l’uomo più potente della Regione, dal momento che non è previsto quasi nessun controllo sul suo operato, se non una vaga locuzione per cui assieme alla giunta definisce i programmi di anno in anno.

Nelle intenzioni, almeno quelle ufficiali, avremo un risparmio di 60 milioni di euro. Che queste intenzioni siano mal pensate e peggio costruite è invece evidente, 60 milioni di euro sono comunque una goccia nel mare magnum del bilancio regionale sulla sanità (oltre 8miliardi e 600milioni di euro) ed è assurdo rivoluzionare tutto al fine di risparmiare così poco. Pur tralasciando il fatto che studi più realistici abbassino le stime a poco più di 20 milioni di euro, va considerato che questo potrebbe essere raggiunto semplicemente con l’aggregazione del fondo dell’Auto-assicurazione a livello regionale (come da otto anni avviene in Friuli). Dal punto di vista organizzativo, invece, l’Azienda Zero, più che semplificare, sembra creare doppioni o “coordinamenti” e bisognerebbe anche iniziare a sfatare il mito della centrale unica appaltante come sistema di risparmio. Se è vero infatti che per appalti più grandi il prezzo dovrebbe scendere, è altrettanto vero che con un’unica stazione appaltante sarà più facile per alcuni operatori creare cartelli per mantenere i prezzi alti, oltreché escludere eventuali competitors...

Non si intravvedono quindi motivazioni economiche o organizzative che giustifichino tale riforma (e molte altre sarebbero le critiche). Si vedono invece piuttosto bene le motivazioni politiche a monte di questa scelta. Questa riforma infatti esclude il Consiglio regionale e i sindaci da ogni controllo sulla sanità, riproponendolo totalmente in capo al Presidente della Regione. E del resto la storia della sanità veneta e della Lega Nord si intreccia strettamente negli ultimi anni, dove da partito di maggioranza ha visto la nascita di cacicchi locali intenti a costruire e mantenere il proprio piccolo feudo, spesso sfidandosi gli uni con gli altri. Forse, forse, alla fine, l’intento di Luca Zaia è proprio quello di riproporsi come capo assoluto e indiscutibile all’interno della Lega Nord e avocare a sé pieni poteri? Temiamo che il Veneto sia ancora una volta la vittima sacrificale di logiche di potere. Nell’estrema presunzione del "fare" comunque e sempre, abbiamo visto produrre interventi deleteri dal Mose al Piano casa, dalla caccia ai project financing, inserire nuovi modelli centralistici non è affatto garanzia di riduzione di costi e qualità di servizi.

 

Laura Puppato e Andrea Zanoni