5 luglio 2022

“Finalmente, ad un anno e mezzo di distanza dalla presentazione della prima proposta, si è giunti alla discussione in aula di questa legge. Un tempo eccessivo, che ha consentito nel frattempo che si realizzasse una corsa all’accaparramento autorizzativo degli impianti fotovoltaici a terra. Un fatto che va aggravare lo scenario relativo al consumo di suolo agricolo in Veneto, regione che già si trova nelle prime posizioni a livello nazionale”.

Il giudizio è del consigliere regionale del PD Veneto e correlatore del provvedimento “Norme per la disciplina per la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra”.

“Questa normativa, alla quale abbiamo dato un contributo fondamentale, grazie al confronto sviluppato con enti locali, associazioni, comitati cittadini, può rappresentare sicuramente uno strumento regolatore utile. Sebbene la legge non introduca esplicitamente divieti, cosa che altrimenti la esporrebbe ad impugnazioni, vengono individuate tre categorie di terreni non idonei, dalle aree di tutela ambientale alle zone Unesco, fino a quelle a rischio idrogeologico e alle aree agricole. Certamente, in fase autorizzativa, queste indicazioni di non idoneità, benché non vincolanti dovranno comunque essere prese in considerazione”.

Secondo Zanoni “questa è una legge che cerca di trovare un equilibrio tra l’esigenza dei gas climalteranti e la tutela del suolo agricolo e che consente di imboccare la strada dell’obiettivo europeo delle zero emissioni di anidride carbonica. Riteniamo fondamentale investire per il settore del fotovoltaico. A maggior ragione bisogna spingere sull’individuazione di luoghi che sono più adeguati all’installazione di questi impianti, a partire da quegli 11 mila capannoni vuoti che sono attualmente presenti in Veneto e dando priorità ai terreni non agricoli”.