12 luglio 2022

“Questa legge è frutto di troppi equilibrismi, allo scopo di conciliare le norme statali sulle rinnovabili con le esigenze di tutela del territorio agricolo. Una legge che di fatto non pone vincoli chiari e tutele certe. La montagna insomma ha partorito il topolino: basti guardare a come sono stati inquadrati i tre macrogruppi di aree, storico-architettonica, ambientale e agricola, nelle quali non si devono installare gli impianti per il fotovoltaico. Non viene infatti posto un divieto bensì sono considerate come “indicatori di presuntiva non idoneità”. Con questo sistema non si fa di certo un servizio alla comunità”.

Il commento al provvedimento “Norme per la disciplina per la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra”, approvato oggi in aula con l’astensione del Gruppo PD, è del consigliere regionale dem e correlatore, Andrea Zanoni.

“Non ci sono precedenti di una legge che invece di porre divieti prevede questa formula di presuntiva non idoneità. Da parte nostra c’è la massima apertura alla diffusione del fotovoltaico, perché crediamo che le energie rinnovabili siano la strada doverosa e obbligatoria da intraprendere. Ma è indispensabile al tempo stesso tutelare i nostri campi. Per far questo dobbiamo incentivare e sostenere l’installazione sui tetti di case e capannoni. Una soluzione che consente di salvarci dall’emergenza climatica e recuperare il grave ritardo sulle direttive dell'Ue: siamo infatti maledettamente indietro rispetto agli obiettivi che l’Italia deve raggiungere. Resta il fatto che questa legge non risponde alle istanze messe sul tavolo da cittadini, sindaci, consigli comunali, comitati e associazioni ambientaliste che si aspettavano vincoli chiari e stringenti”.

“Il ricordo va alla legge del 2017 contro il consumo del suolo: da quando è stata approvata, in Veneto c’è stato paradossalmente un costante aumento in termini di distruzione dei nostri campi. Mi auguro che ora nessuno spacci questa come norma come risolutiva. Più volte ho chiesto in aula e in commissione quale fosse l'effetto di questa norma sull'area complessiva di territorio dedicata all’agricoltura. Era fondamentale sapere a monte la percentuale di suolo agricolo interdetto al fotovoltaico a terra. Ma a questa richiesta - conclude Zanoni - non è mai stata data risposta: una scelta evidentemente politica, perché nell'epoca della digitalizzazione e delle banche dati a disposizione della Regione, era facilmente ottenibile una previsione. Una legge dunque da salto nel buio, perché nessuno sa come influirà”.