“L’ennesimo rogo a Ca’ Roman è preoccupante, anche perché l’area interessata è all’interno dell’Oasi di protezione gestita dalla Lipu e confinante con un sito che fa parte della Rete Natura 2000, quindi dall’importante valore ambientale. Vogliamo sapere se nella zona sia stata regolarmente applicata la legge 353/2000 in materia di prevenzione degli incendi”. A chiederlo, in un’interrogazione a risposta immediata, sono i consiglieri del Partito Democratico Andrea Zanoni, Bruno Pigozzo e Francesca Zottis, a proposito del rogo della scorsa settimana che ha interessato l’area a sud di Pellestrina. “Secondo le informazioni fornite dal responsabile dell’Oasi Lipu esistono elementi che fanno pensare ad un incendio doloso, incendio che si è esteso per circa 2.260 mq, mappati tramite GPS. Il canneto andato in fiamme è importante per l’ecosistema locale, anche perché è un punto di sosta per alcune specie ornitiche come il porciglione Rallus acquaticus, il pendolino Remiz pendulinus e il rospo smeraldino Bufo viridis. Ma il vanto e principale motivo di istituzione dell’Oasi prima (Ca’ Roman nasce come Oasi di protezione faunistica alla fine degli anni ‘80) e della Riserva naturale dal 2012 sono due specie di uccelli, il Fratino e il Fraticello. Durante la riproduzione sono seguite grazie alle misure di protezione messe in atto dalla Lipu e dagli Enti locali (Provincia e Comune di Venezia). Unita a Pellestrina dalla diga artificiale dei ‘murazzi’, Ca’ Roman conserva, grazie al suo relativo isolamento, uno degli ambienti dunali più integri di tutto l'alto Adriatico e vanta, una straordinaria ricchezza faunistica: è situata, infatti, su una delle più importanti rotte migratorie d’Italia e moltissime specie di uccelli (190 censite complessivamente sino al 2012) la utilizzano in autunno e primavera per riposarsi e nutrirsi prima di riprendere il viaggio. Anche da qui si capisce quanto è importante tutelare quest’area. Fortunatamente il pronto intervento dei Vigili del fuoco ha evitato che il rogo si estendesse alle superfici forestali limitrofe (a latifoglie e latifoglie miste a pineta), considerato che sono separate da un solo sentiero”, continuano i tre esponenti del PD. “Per ridurre il numero e l’entità di questi episodi è fondamentale una maggiore prevenzione. La Legge quadro nazionale 353 del 2000 ha dettato nuovi criteri per la redazione dei Piani regionali in materia di incendi. Di particolare importanza è l’articolo 10, dove è stabilito che le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possano avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni. Su queste superfici è poi vietata per dieci anni la costruzione di edifici, strutture e infrastrutture finalizzate a insediamenti civili ed attività produttive oltre al pascolo e alla caccia, per cinque le opere di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse pubbliche. Sempre questo articolo, al comma 2, impone ai Comuni di provvedere, entro 90 giorni dall’approvazione del Piano regionale, a recensire tramite un catasto da aggiornare annualmente, le superfici andate a fuoco nell’ultimo quinquennio. Chiediamo perciò alla Regione – concludono i firmatari dell’interrogazione - se in quest’area l’articolo 10 sia stato applicato nella sua interezza e, di conseguenza, siano stati messi in atto i vincoli pluriennali previsti dalla legge”.