“Lo stallo della Pedemontana non è un problema del Governo ma della Regione Veneto perché le disastrose convenzioni con SPV sono state deliberate nel 2009 (DGRV 2847 del 29/09/2009) da Galan e riviste da Zaia nel 2013 (DGRV 2260 del 10/12/2013)”. Esordisce così il consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni che incalza:“Mi chiedo se l’eventuale aiuto statale tramite la Cassa Depositi e Prestiti, chiesto da Zaia per i bond della JP Morgan utili a finanziare l’opera, non possa entrare in conflitto con le norme comunitarie sugli appalti che prevedono che il rischio “operativo” debba essere in carico al concessionario. Se poi sarà lo Stato – continua Zanoni - a dover rimediare agli errori della Giunte Galan e Zaia, mettendoci i soldi dei correntisti delle Poste Italiane, allora va rivista tutta l’impostazione: se lo Stato deve pagare, allora deve anche incassare i pedaggi, oltre a decidere riguardo alle opere complementari mancanti. In caso di flussi di traffico insufficienti, la convenzione sciaguratamente stipulata prevede che i mancati introiti per il gestore privato siano compensati da un esborso della Regione. È evidentemente un meccanismo a solo vantaggio del privato, perché di fatto cancella il cosiddetto “rischio d’impresa”.

La Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e la Banca Europea degli Investimenti (BEI) hanno valutato un flusso di traffico di circa 10.000 veicoli al giorno (contro i dati della convenzione che prevedono una media di circa 29.000), da cui deriverebbero incassi molto inferiori al previsto che saremo noi veneti a dover “risarcire” al privato ogni anno. Perciò modificare la convenzione è necessario, se vogliamo salvare la Regione dalla bancarotta. Un bel pasticcio, dovuto all’incapacità dei Governatori Galan e Zaia di tutelare gli interessi dei veneti; pasticcio che denunciai fin dal 2014, dopo aver “desecretato” le due convenzioni tenute gelosamente “sotto censura” da Vernizzi. Alla faccia della trasparenza, per poterle avere in copia (e renderle note a tutti: sindaci, deputati, consiglieri regionali, associazioni, espropriati, comitati) dovetti pagare 750 euro al notaio presso il quale erano depositate”.