“Da associazioni e ordini professionali sono arrivati tanti suggerimenti di cui dovremo fare tesoro: anche a mio avviso serve una norma più chiara e con meno deroghe”. Commenta così il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni e vicepresidente della Seconda commissione, le audizioni sul Progetto di legge 14 relativo al contenimento del consumo di suolo. “Abbiamo ascoltato circa 30 persone tra associazioni di categoria e ambientaliste, ordini professionali, amministrazioni comunali: interventi qualificati e di contenuto. Tra gli elementi più interessanti e problematici sottolineati dagli interlocutori – dice ancora Zanoni – la possibilità di sovrapposizione conflittuale tra alcune norme inserite nel Pdl 14 e norme già presenti nella Legge urbanistica del 2004, con le conseguenti difficoltà di interpretazione e applicazione. Ma non solo: è stato evidenziato come il punto più importante, ovvero quanto e quale suolo i Comuni dovranno risparmiare, sia stato inserito in un provvedimento ulteriore, demandato alla giunta e che dovrà essere approvato entro 180 giorni dal via libera alla legge: i tempi sono troppo lunghi e viene firmata una cambiale in bianco alla giunta. Inoltre preoccupano le troppe deroghe al principio del non consumo: andando a escludere grandi opere, accordi di programma, piano casa, cave, serre agricole e strutture commerciali, si va a incidere solamente sul 15-20% del suolo, quello del residenziale privato. L’obiettivo europeo di stoppare il consumo entro il 2050 non prevede categorie o settori da escludere, ma richiede un impegno a 360 gradi”.

“Il recente rapporto dell’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra) parla chiaro: il Veneto è al secondo posto in Italia per cementificazione, dopo la Lombardia. A mio avviso – conclude Zanoni - dobbiamo avere più coraggio e approvare una norma chiara, diretta, e con meno deroghe, senza incorrere nell’equivoco che la tutela dell’ambiente, del suolo e della biodiversità siano in contrasto con l’economia e il mondo del lavoro. Paesi più coraggiosi del nostro, come la Germania, hanno dimostrato l’opposto: standard più elevati di tutela dell’ambiente si ripercuotono positivamente anche sul sistema delle imprese”.