Venezia, 17 gennaio 2020

“Per la prima volta in Veneto e in Italia viene tagliata la superficie di un parco naturale regionale: davvero un risultato di cui vantarsi per Zaia! Quanto accaduto ieri sul Parco della Lessinia però è molto grave anche dal punto di vista della forma, che in questo caso è sostanza, una scorrettezza nei confronti dell’opposizione, degli auditi e di tutto il territorio”. È quanto affermano il vicepresidente della Seconda commissione Andrea Zanoni (che insieme al capogruppo Stefano Fracasso ha abbandonato per protesta l’aula al momento del voto) e le colleghe veronesi Anna Maria Bigon e Orietta Salemi, anche loro presenti alle audizioni dei ‘portatori d’interesse’ (sindaci, associazioni e cacciatori) sul Pdl del Parco della Lessinia.

 

“Dopo aver ascoltato tutti gli intervenuti, il presidente Calzavara è voluto andare subito al voto, una forzatura mai vista - attacca Zanoni - Italia Nostra e Legambiente avevano consegnato due documenti e, a norma di regolamento, doveva essere dato il tempo necessario per approfondire le novità emerse dalle audizioni. La Lega però ha fretta di chiudere questa partita contro il Parco della Lessinia, perché sa che la maggioranza dei veneti è a favore delle aree protette e vuol far passare la cosa sotto silenzio senza arrivare a ridosso delle elezioni”.

 

“La maggioranza maggioranza ha dato ancora una volta prova di arroganza se non di sgarbo istituzionale, a fronte di una richiesta legittima di un surplus di riflessione. Si trattava di un'altra seduta per comprendere meglio e bene quanto emerso e quanto lasciato agli atti della Commissione, tenuto conto poi che non c'è alcun carattere d'urgenza.. Anzi, a fronte di posizioni contraddittorie tra amministratori e associazioni ambientaliste sarebbe stato necessario fornire ulteriore tempo per approfondire la materia. Una seduta in più di Commissione non avrebbe comportato alcun problema, è stata una scorrettezza istituzionale del tutto gratuita”, conferma la vice capogruppo dem Orietta Salemi.

 

“Col pretesto dei danni provocati dai cinghiali - rincara nuovamente Zanoni - tagliano l’area del Parco per ben 2000 ettari consentendo l’entrata dei cacciatori che poi potranno legittimamente sparare, in un ambiente unico come quello dei vaj, non solo ai cinghiali ma anche a una cinquantina di altre specie normalmente previste dal calendario venatorio. È sempre più evidente come la lobby dei cacciatori comandi di fatto in tutto il Veneto (tant’è che nelle file della maggioranza abbiamo i presidenti delle due maggiori associazioni venatorie, Possamai per Federcaccia e Berlato per Acv) e Zaia su questa partita sta perdendo la faccia. In Veneto la superficie dei parchi è circa il 5% contro una media nazionale del 10% e siamo la pecora nera per quanto riguarda l’obiettivo 15 dell’Agenda 2030 dell’Onu, ‘Vita sulla Terra - uso sostenibile dell’ecosistema, tutela foreste, tutela biodiversità’ Due dati che dovrebbero convincere Zaia e la sua maggioranza ad aumentare la superficie dei parchi e non dare il via libera a questa porcata per assecondare la lobby venatoria e gli appetiti edilizi”. 

 

“Il Parco - aggiunge in chiusura la collega Bigon - è un bene comune, non appartiene solo ai proprietari terreni e può essere un’opportunità per il territorio se adeguatamente valorizzato: occorre investire in un turismo ambientale per trattenere i nostri giovani e attrarne di nuovi. Invece si pensa a tagliare, quando le aree protette del Veneto sono già adesso la metà del resto d’Italia. Ci piacerebbe conoscere le reali motivazioni, non è pensabile eliminare duemila ettari di Parco con la scusa di limitare il numero dei cinghiali”.