Venezia, 1 aprile 2021

“Ci auguriamo che la Regione si costituisca parte civile nell’eventuale processo contro il pescatore che a Dolo ha ucciso un cigno a bastonate, colpendolo alla testa: è una crudeltà insensata”. È quanto affermano i consiglieri del Partito Democratico Veneto Andrea Zanoni e Anna Maria Bigon e la collega di Europa Verde Cristina Guarda, a proposito dell’episodio accaduto ieri a Dolo da un giovane che stava pescando lungo il Naviglio. “Sappiamo che sono intervenuti i carabinieri e il responsabile è stato identificato grazie alla presenza di alcuni testimoni. Secondo quanto riferito il cigno stava proteggendo la covata della propria compagna, adesso rimasta sola con le sue otto uova ed era infastidito da quella presenza; da qui la reazione. Ma il pescatore non poteva spostarsi di qualche decina di metri? E per allontanare il cigno c’era bisogno di tanta violenza?”. 

 

“Ricordiamo che l’articolo 30 della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica prevede l’arresto da due a otto mesi o l’ammenda da 774 a 2.065 euro per chi chi abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli inseriti in una lista di specie particolarmente protette, in cui rientra proprio il cigno — spiegano Zanoni, Bigon e Guarda -  A questo si aggiunge il reato di maltrattamento e uccisione previsto dall’articolo 544 bis del Codice penale: chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni. Inoltre, essendo il cigno una specie monogama, l’uccisione del maschio rischia di mettere a repentaglio l’intera covata, poiché ha un ruolo essenziale nella difesa del nido e della prole oltre che nell’individuare il cibo necessario allo svezzamento. Speriamo che si vada a processo e che il responsabile venga condannato: una violenza del genere non può restare impunita”.