Un rapporto di Greenpeace denuncia le difficoltà delle grandi compagnie dell'energia europee ad abbandonare le fonti fossili a vantaggio delle rinnovabili. L'eurodeputato PD Andrea Zanoni: “I governi facciano valere il proprio peso, ci vuole responsabilità politica e lungimiranza imprenditoriale”.

 

“I governi europei devono ridisegnare le strategie industriali delle grandi aziende dell'energia di cui sono spesso azionisti di maggioranza per disincentivare il ricorso alle fonti fossili del passato e puntare su quelle rinnovabili del futuro”. E' il commento dell'eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, al rapporto pubblicato da Greenpeace “New report explores why Europe's big energy companies fear change” secondo il quale le più grandi compagnie energetiche europee sono in grave difficoltà a causa della loro incapacità di mettere in discussione i vecchi modelli di business dinanzi ai profondi cambiamenti strutturali del mercato europeo dell’energia.

 

"Di fronte all'acceleramento del cambiamento climatico, all'aumento dell'inquinamento mondiale e al conseguente peggioramento della qualità della vita delle persone, non è più ammissibile continuare a investire su fonti di energia sporche. E' intollerabile, ad esempio, che secondo quanto riferisce Greenpeace in Italia il gruppo Enel sia arrivato a produrre quasi il 50 per cento della sua elettricità  con il carbone”, afferma Zanoni.

 

“Ci vuole responsabilità politica e lungimiranza ambientale. Le fonti fossili di energia, come il carbone che Enel e la Regione Veneto volevano riportare a Porto Tolle (Rovigo), non solo non hanno più futuro ma causano un alto tasso di inquinamento come testimonia la condanna all'Italia in Corte di Giustizia Ue per la violazione della Direttiva UE sulla Qualità dell'Aria”, continua l'eurodeputato.

 

“Invito quindi i governi che sono azionisti di maggioranza di queste aziende a fare il massimo affinché puntino sul greening e i dirigenti delle stesse a smetterla di fare lobby a favore delle fonti fossili anche in sede europea e a rimediare agli investimenti sbagliati fatti finora puntando tutto sul greening e le rinnovabili”, conclude Zanoni.

 

NOTE

 

Il rapporto di Greenpeace illustra come le performance economiche dei colossi europei dell’energia siano appesantite dagli eccessivi investimenti degli anni passati in impianti termoelettrici a gas e carbone. Il rapporto accusa queste compagnie di lasciarsi sfuggire importanti occasioni di guadagno nel crescente mercato delle rinnovabili: le 10 principali aziende energetiche europee, nel loro insieme, hanno perso 500 miliardi di euro in cinque anni. Per questo si impone un loro radicale cambiamento.

 

Il rapporto di Greenpeace denuncia per la prima volta come le 10 più grandi aziende energetiche europee, che da sole generano il 58 per cento dell’elettricità in Europa, producano mediamente con le nuove fonti rinnovabili (escludendo l’idroelettrico) solo il 4 per cento del loro prodotto. Nonostante il calo dei consumi, queste aziende hanno ampliato la loro potenza termoelettrica installata (quindi la loro produzione da fonti fossili) di 85 GW negli ultimi 10 anni, l’equivalente dell’intero parco di generazione da fonti fossili della Germania. Gli analisti suggeriscono a queste aziende, per rimanere competitive, di eliminare 50 GW di potenza installata ‘fossile’ entro il 2017, se vorranno tentare di conservare almeno i pur ridotti guadagni del 2012.

 

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