Finalmente sono arrivate le risposte alle interrogazioni su Cava Campagnole di Paese del consigliere Andrea Zanoni (Partito democratico), vicepresidente della commissione Ambiente, del 2 agosto 2017 sulla questione dei materiali e rifiuti pericolosi contenenti amianto e del 30 ottobre 2017 sull’accordo tra il Comune e le ditte Canzian e Cosmo Ambiente che trasforma la cava in zona industriale.


“L’assessore all’Ambiente e protezione civile Gianpaolo Bottacin nella sua risposta all’interrogazione sui rifiuti ha confermato in aula del Consiglio che nella cava ci sono 45.000 metri cubi di materiali depositati illegalmente e altri cinquemila, pari a 8.453 tonnellate, di rifiuti pericolosi contenenti amianto, dando la buona notizia che dopo le cinque diffide alla ditta Canzian per la rimozione delle montagne di materiale, tutte andate a vuoto, effettuerà finalmente un’ordinanza di rimozione”. L’atto della Regione potrebbe però venir messo in discussione  dall’amministrazione Pietrobon per effetto della trasformazione della cava in area produttiva. “La Giunta, infatti, nell’interrogazione  ha chiarito che il materiale è stoccato illegalmente perché le norme sulle cave lo vietano. Eliminata, sulla carta, la cava potrebbe venir meno il divieto di stoccare questi materiali, perciò quella del Comune rischia di diventare  una sanatoria, un condono a vantaggio dei privati”.


Nella risposta emergono altri preoccupanti fatti: “L’amministrazione di Paese non avrebbe mai dato risposte esaurienti alla Regione sull’autorizzazione di un impianto di lavorazione già esistente nella cava (parole testuali: ‘agli atti degli uffici regionali non risulta presente alcun riscontro chiaro e definitivo  da parte del Comune’). Inoltre il Comune, almeno sembra, dovrebbe ‘intimare alla ditta  la rimozione delle strutture e degli impianti privi del necessario titolo edilizio’;  nella risposta si legge infatti che la permanenza nella cava di ‘un deposito in muratura con tettoia, una baracca con pesa e un prefabbricato ad uso ufficio’ sarebbero ammissibili solo se in possesso di titolo edilizio altrimenti sarebbe necessario il loro smantellamento”.


Nella risposta alla seconda interrogazione da parte dell’assessore al Territorio Cristiano Corazzari, inerente l’accordo pubblico privato, è stato ricordato che è la Provincia di Treviso competente per l’annullamento dei provvedimenti urbanistici qualora dovessero risultare in contrasto con la normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della loro adozione. “La cosa più interessante che afferma Corazzari è quella che gli accordi pubblico privato devono essere adottati ai sensi dell’articolo 6 della legge urbanistica 11/2004, contestualmente allo strumento di pianificazione, PAT o piano degli interventi, essendone parte integrante - commenta Zanoni -  Una conferma che quanto deliberato dal comune a maggio 2017 violerebbe palesemente le procedure previste per legge, procedure che avrebbero dovuto prevedere anche particolari tempi di pubblicazione, coinvolgimento del pubblico, concertazione con le parti interessate. La Regione ha perciò confermato tutto quello che da mesi avevo denunciato con le mie interrogazioni e le stesse preoccupazioni dei residenti e del comitato cittadino. Se pensiamo alle migliaia di tonnellate di materiale stoccate illegalmente e ai manufatti da rimuovere in caso di mancato titolo edilizio risulta lampante che l’accordo pubblico privato potrebbe mascherare un condono. Credo che dal Comune dovrebbero arrivare  prima le scuse per le minacce di querela  più volte annunciate  e subito dopo un ripensamento sull’accordo con il suo ritiro unilaterale. Seguirò costantemente la vicenda con l’intento di vedere rispettate le norme urbanistiche e di tutela ambientale”.