“In Veneto circolano troppe persone armate, a causa del permissivismo venatorio della Regione: un esercito autorizzato, libero di muoversi anche a stagione venatoria chiusa, in orario notturno e in zone vietate alla caccia. E questo non agevola certo il lavoro degli inquirenti”. È quanto afferma il Consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni auspicando che venga individuato il responsabile della morte Mauro Pretto, ‘l’eremita ambientalista’, ucciso lo scorso 12 maggio a Zovencedo, nel Vicentino.

“A 45 giorni dall’omicidio - prosegue l’esponente democratico - il killer continua a rimanere nell’anonimato e a piede libero. Giustamente c’è stato tanto clamore per la latitanza dell’assassino ‘Igor il russo’, con trasmissioni tv, paginate di giornali, maxi operazioni di polizia e forze dell’ordine, mentre su questo caso tutto tace. Le uniche cose che sappiamo riguardano l’utilizzo di un fucile da caccia a pallettoni usato per prede di grosse dimensioni e che Mauro Pretto, pastore e boscaiolo, amava i suoi animali e la natura. Proprio per questo pare avesse avuto un forte diverbio con un cacciatore, secondo quanto affermato da un conoscente, a cui aveva addirittura sconsigliato di andare a trovarlo a casa di sera. Una persona disarmata freddata sul portoncino del casolare dove viveva con i suoi cani. Questo caso, purtroppo, sta andando troppo rapidamente nel dimenticatoio. Mi chiedo come sia possibile, dopo 45 giorni, nell’era della tecnologia, delle celle mobili dei telefonini, dove le armi da caccia in circolazione sono tutte registrate, che un omicida pericoloso circoli indisturbato tra i cittadini vicentini. Mi auguro che venga assicurato quanto prima alla giustizia”.

“Tuttavia - continua Zanoni - mi rendo conto che le indagini non siano semplici anche per via del permissivismo della Regione: tra caccia alle nutrie, al cinghiale, a cormorani, volpi, corvidi e altro ancora, c’è davvero troppa gente libera di girare armata. E questo avviene anche a caccia chiusa e addirittura in orario notturno e nelle aree protette, il tutto in grave violazione dei principi stabiliti dalla recente sentenza della Corte Costituzionale del 14 giugno 2017, la numero 139 che ha dichiarato illegittimo demandare ai cacciatori il compito di attività di controllo della fauna selvatica all’infuori del periodo e degli orari previsti dal calendario venatorio”.