Venezia, 18 dic. 2018 - “Zaia ci regala un altro primato di cui andare poco fieri: in 30 anni è la prima volta che un Piano sociosanitario viene discusso senza l’assessore competente. Che, dopo le dimissioni di Coletto, è proprio il presidente, visto che non ha ancora assegnato le deleghe. Un forfait abituale, ma assai grave, una ‘primizia’ per questa legislatura. Come se avessimo approvato il Piano cave senza Bottacin, quello dell’Energia o le proroghe al Piano faunistico venatorio in assenza degli assessori Marcato e Pan. È uno sgarbo nei confronti di tutta l’aula, minoranza e maggioranza”. Anche Andrea Zanoni, Consigliere regionale del Partito Democratico stigmatizza l’assenza a palazzo Ferro Fini del governatore mentre è in discussione il nuovo Pssr, ma le critiche riguardano anche la sostanza del Piano: “Ci sono alcune note dolenti, come il tema della non autosufficienza, aggravata dalla mancata riforma delle Ipab. Una situazione di stallo che avvantaggia i privati e in particolare i vari fondi immobiliari che stanno mettendo le mani su un settore fondamentale e destinato a crescere, visto che la popolazione veneta sta invecchiando, tanto che entro la fine del Piano si calcolano oltre 600mila cittadini over 65. Inoltre nel documento si relega a poche righe un argomento importante, che riguarda la relazione tra prevenzione sanitaria e tutela della salute collettiva con gli impatti ambientali quali quelli sull’aria, acqua, suolo e rifiuti. Si parla di una fantomatica Autorità regionale di controllo e coordinamento ‘capace di operare in maniera integrata su molteplici ambiti di studio quali aria, acqua, suolo e rifiuti prevedendo analisi e valutazioni comparative su scale geografiche di dimensioni diverse’. Se non mettiamo in relazione cause ed effetti non potremo mai avere un sistema sociosanitario capace di fare prevenzione, grazie ad analisi approfondite sulle cause di determinanti patologie. Ricordo che nel 2016 ci venne presentato da alcuni funzionari dell’ex Ulss di Cittadella un sistema all’avanguardia, un progetto pilota, che metteva in relazione i vari impatti ambientali, attraverso una serie di fotografie del territorio relative a elettrodotti, antenne di telefonia, scarichi industriali, emissioni in atmosfera, industrie insalubri di prima classe, corridoi aerei, assi viari e relativo inquinamento da traffico, con le patologie presenti nella stessa area, consentendo agli operatori sanitari di agire di conseguenza. Peccato che il Piano sociosanitario non approfondisca e contempli questo sistema che è già realtà in alcuni Paesi nordici dell’Unione europea”.

“È un’altra occasione persa - conclude l’esponente democratico - un Pssr che arriva con due anni di ritardo, presentato nel peggiore dei modi senza l’assessore competente, e privo di quelle caratteristiche e strumenti utili a renderlo moderno e consapevole di una serie importantissima di criticità ambientali che incidono gravemente sulla salute dei cittadini”.