L'eurodeputato Andrea Zanoni presenta un'interrogazione alla Commissione europea sul rigassificatore a cielo aperto Porto Viro, in provincia di Rovigo. Zanoni: “La paura è che sia una minaccia per l'ecosistema marino nonché causa dell'anomala moria di delfini e tartarughe. Ho chiesto a Bruxelles se esistono studi comunitari sugli effetti dei rigassificatori e sulla possibilità di utilizzare tecnologie meno impattanti”

 

L'UE faccia luce sugli effetti dei rigassificatori a ciclo aperto sull’ecosisistema marino per scongiurare eventuali disastri naturali e pericoli per le comunità costiere”. Lo chiede alla Commissione europea con un'interrogazione sul rigassificatore al largo della costa di Porto Levante, nel comune di Porto Viro in provincia di Rovigo, Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo. “Il sospetto è che l'attività del rigassificatore possa influire sulla diminuzione degli stock ittici registrata nell'area e con la recente e anomala moria di delfini e tartarughe”.

 

Sotto accusa rigassificatore offshore “a ciclo aperto” nel comune di Porto Viro (Rovigo), nelle immediate vicinanze del delta del Po, che dal 2008 riconduce il metano liquefatto allo stato gassoso utilizzando il sistema del recupero di calore dall’acqua di mare per sottrazione.

 

“Il problema è che l’impianto, in un’area di grande valenza naturalistica, utilizza grandi quantitativi d’acqua di mare che poi restituisce a temperature inferiori, con una maggiore presenza di cloro-derivati e sostanzialmente sterile, ovvero priva del suo contenuto di larve, gameti e sostanze nutritive, incapace di rendere all’ambiente i servizi ecosistemici. Il rimescolamento dell’acqua a grande velocità e forte pressione, inoltre, produce ingenti schiume in mare – spiega Zanoni citando il documento di approfondimento WWF “L’utilizzo di acqua di mare negli impianti di rigassificazione del GNL” – Tali effetti sembrerebbero interferire con l’ecosistema marino, in particolare con la fauna ittica, alterando il già precario equilibrio della zona del mar Adriatico interessata, aspetti rilevati dalle amministrazioni locali e confermati dall'Agenzia regionale per la Prevenzione e l’Ambiente  (ARPA) Emilia Romagna”.

 

Per questo ho chiesto a Bruxelles se esistano studi comunitari ovvero internazionali sugli effetti dei rigassificatori “a ciclo aperto” sull’ecosisistema marino e se la moria di pesci,  delfini e tartarughe possa essere riconducibile in qualche modo alla sua attività – conclude l'eurodeputato, che interroga la Commissione anche “sull'utilità di utilizzare sistemi a ciclo chiuso che utilizzino metodi alternativi a quello del recupero del calore dall’acqua di mare”.

 

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