Il Parlamento europeo approva una relazione sul riciclaggio delle vecchie navi europee ma non passa la richiesta di un fondo europeo per incentivarlo. “Ancora una volta la lobby della grande industria si è fatta sentire. Milioni di tonnellate di vecchi carghi finiscono ogni anno in Asia

 

Il Parlamento europeo ha approvato oggi una relazione “sul riciclaggio delle navi” che chiede alla Commissione europea misure concrete per evitare che milioni di tonnellate di navi europee finiscano nel Sud Est asiatico e vengano smaltite spesso in modo non sostenibile. “Si tratta di una fonte di inquinamento enorme visto l'ammontare della flotta europea. Purtroppo non sono passati due importanti emendamenti che chiedevano l'istituzione di un apposito fondo europeo per incentivare questo riciclaggio. Ancora una volta l'ala più conservatrice del Parlamento ha ceduto alle sirene della lobby della grande industria”, è il commento di Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e membro della commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo.

 

La relazione dell'eurodeputato Carl Schlyter (verde, svedese) “sul riciclaggio delle navi” prevedeva due emendamenti che chiedevano un fondo europeo per coprire i costi di un corretto riciclaggio di queste navi e una adeguata e attenta gestione dei rifiuti tossici sin dall'inizio della vita operativa delle stesse. Oggi, invece, questi costi sono esterni e si registra un grave inquinamento nei porti dove sono esportate e smantellate, soprattutto India, Pakistan e Bangladesh. 

 

Mai come nel 2012 sono state mandate così tante navi verso le spiagge dell'Asia meridionale, almeno 838 unità, di cui 365 erano di proprietà di compagnie di navigazione europee, il che equivale ad una nave europea spedita al giorno”, incalza Zanoni. “Si sa che in India, Pakistan e Bangladesh non ci sono le strutture governative e di controllo adeguate per assicurare condizioni minime di lavoro e di protezione ai lavoratori e per assicurare che i rifiuti tossici non rientrino nel ciclo dell'ecosistema”.

 

Sono deluso e amareggiato che la maggioranza dei miei colleghi abbia ceduto alla lobby della grande industria portuale più interessata a mantenere un interesse limitato al breve periodo invece che prendere una scelta economicamente lungimirante e ambientalmente responsabile”, conclude l'eurodeputato.

 

 

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