“Adeguare il valore delle impegnative residenziali per la non autosufficienza, aumentando l’importo della quota sanitaria almeno del 3% annuo. Approvare urgentemente la riforma delle Ipab in Veneto”. Queste sono le principali richieste che il PD Veneto, attraverso i suoi consiglieri regionali ed i vertici del partito, rivolgono alla Giunta Zaia con un ordine del giorno che verrà presentato e sottoposto al voto di tutti i Consigli comunali della regione.

Le ragioni dell’iniziativa sono state spiegate nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Padova alla quale hanno preso parte Stefano Fracasso (capogruppo a Palazzo Ferro-Fini) Claudio Sinigaglia (vice presidente della commissione regionale sociosanitaria), Andrea Zanoni e Bruno Pigozzo assieme al segretario regionale dem Alessandro Bisato.

La critica di partenza che viene rivolta all’esecutivo veneto è che “la riforma delle Ipab (case di riposo, scuole materne, servizi educativi) è prevista da ben 18 anni (con la legge n. 328/2000) ma deve essere ancora attuata dal Veneto, unica Regione ancora inadempiente: una paralisi che non è a costo zero e che viene invece pagata a un prezzo salatissimo dalle famiglie”.

Secondo gli esponenti democratici “è dal 2009 che non viene aggiornata la programmazione regionale delle impegnative residenziali per la non autosufficienza. Non solo vi sono perciò degli squilibri molto accentuati fra i diversi territori regionali, con Ulss che hanno a disposizione un numero di impegnative da assegnare molto più elevato di altre. La conseguenza più grave è che questo mancato aggiornamento ha caricato in maniera esorbitante la spesa a carico delle famiglie venete. Nel 2009 queste pagavano infatti una retta che ammontava a 1.200-1.300 euro al mese. Ma da quell’anno in poi la quota sanitaria a carico della Regione, assegnata agli anziani che entrano in casa di riposo, è rimasta ferma a 50 euro circa al  giorno. Nel frattempo le spese degli istituti sono lievitate (dagli acquisti al personale) e vengono così ‘riversate’ sulla retta alberghiera che le famiglie devono sostenere: una crescita che tocca i 1.900 euro al mese. A conti fatti, in questi dieci anni la Regione ha imposto una tassa occulta a queste famiglie, con un esborso complessivo a loro carico che supera abbondantemente i 100 milioni di euro”.

Non solo. Il PD denuncia il fatto che anche il numero delle impegnative va riadeguato, visto che attualmente è insufficiente rispetto ai posti letto autorizzati e accreditati: 7.000 in meno: “Risultano infatti 25 mila le impegnative utilizzabili  e 32 mila i posti letto autorizzati. Senza poter disporre dell’impegnativa, il costo del posto letto per le famiglie cresce in modo astronomico, fino ad arrivare a 2.500-2.700 euro al mese: una cifra assurda e insostenibile. E laddove la famiglia non riesce a pagare perché indigente è il Comune a farsene carico, integrando le rette. Dunque la tassa occulta, quando non colpisce le singole famiglie, va a gravare sulle singole comunità. La Regione continua a farsi vanto di non aumentare l’addizionale Irpef neppure per i redditi alti, ma in questo modo è costretta ad aumentare i costi dei servizi, scaricando sulle famiglie più fragili la sua non scelta”.

Fracasso, Sinigaglia, Zanoni, Pigozzo e Bisato hanno sottolineato in conclusione che “l’approvazione di questo ordine del giorno è fondamentale per ottenere giustizia sociale ed equità di trattamento, senza penalizzare le famiglie più deboli e, in seconda battuta, i Comuni”.