Il Governatore veneto, Luca Zaia, difende ad oltranza i Panevin criticando addirittura la Questura di Treviso, che ha imposto un altezza massima di cinque metri ai falò. L’eurodeputato Andrea Zanoni: «Dopo la condanna dell’Europa per la violazione della Direttiva Aria siamo già sotto procedura d’infrazione. Zaia pensi alla salute dei cittadini e ai loro portafogli e non si scherzi con il fuoco»

 

Dopo la decisione della Questura di Treviso di imporre il limite di cinque metri d’altezza ai Panevin, i falò della Befana, il Governatore della Regione Veneto Luca Zaia è intervenuto chiedendo che non siano imposti limiti di altezza e di dimensioni né divieti per i falò del 5 e 6 gennaio.

 

Una presa di posizione “contra legem” del Presidente Zaia, che trova il muro dei sindaci già pronti a fare osservare le regole imposte dalla Questura. Zaia ha addirittura annunciato che sarà lui stesso a inaugurare i “più alti Panevin della Marca, a iniziare da quello di Arcade (TV)”.

 

L’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo ha affermato: «Siamo costretti a vivere in una camera a gas in violazione della Direttiva Aria 2008/50/UE e siamo sotto procedura d’infrazione con una condanna della Corte di Giustizia UE pronunciata il 19 dicembre 2012. I cittadini si ammalano per la pessima qualità dell’aria che dobbiamo respirare e si muore precocemente per malattie legate ai fattori inquinanti. Il Parlamento e la Commissione europei hanno fatto sapere che da studi e ricerche risulta che l’aria avvelenata è causa in Europa di circa 500 mila morti premature ogni anno. Spesso in questi falò viene bruciato di tutto. Lo scorso anno migliaia di cittadini hanno protestato per essere stati letteralmente sequestrati in casa per proteggersi dai fumi. Il fatto che la Questura abbia imposto dei limiti è il minimo indispensabile, considerando anche che la Pianura Padana, insieme a aree come Belgio e Olanda, sono tra le zone più inquinate d’Europa».

 

Oltre alle polveri, non solo PM10 ma anche PM2,5, questi falò liberano nell’aria pericolose quantità di diossina nonché altre sostanze inquinanti a causa della combustione di ingenti quantità di tralci di vite trattati con pesticidi e della grave abitudine di approfittare di tali fuochi per smaltire illecitamente ogni genere di rifiuto.

 

L’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto (ARPAV) ha rilevato nelle tre centraline trevigiane, nella giornata di domenica 6 gennaio 2013, medie giornaliere per metro cubo di polveri (le famigerate PM10) pari a 125 microgrammi a Conegliano, 273 a Treviso città e 290 a Mansuè, nell’opitergino mottese, quando il limite massimo previsto dalla legge è di 50 microgrammi per metro cubo. Sempre il 6 gennaio 2013, a Treviso città si è toccato il fondo con addirittura 679 microgrammi per metro cubo di polveri sottili tra le 4 e le 5 di mattina, ben 14 volte i limiti di legge arrivando a superare i livelli della città più inquinata al mondo che è Pechino.

 

«Le norme vietano di bruciare rifiuti - ha sottolineato Zanoni - Che Zaia si opponga anche a questo ha dell’incredibile. Il Governatore non accetta alcun limite eppure da dieci anni respiriamo aria avvelenata che provoca annualmente 500 mila morti premature in Europa. È proprio il caso di dire che il Presidente veneto sta giocando con il fuoco. Vorrei ricordare che in base al principio di rivalsa, in caso di sanzioni per violazioni del diritto comunitario è la Regione che non ha osservato la direttiva dell’Europa a pagare. In questo caso, non saranno certo i cittadini a sborsare soldi per rimediare a scelte sbagliate. Zaia stia pronto con il portafoglio, perché potrebbe scattare il danno erariale e il Presidente potrebbe trovarsi a pagare di persona le milionarie multe europee. Le norme che si stanno violando sono state scritte per tutelare la salute dei cittadini e non c’è tradizione che tenga che possa essere più importante del benessere degli abitanti e in particolare di bambini ed anziani».

 

BACKGROUND

 

A gennaio 2013, il WWF Alta Marca aveva denunciato l’alta emissione di inquinanti registrata nel trevigiano in concomitanza dei roghi dell’Epifania dell’anno precedente. A Conegliano (TV), ad esempio, nei giorni 5 e 6 gennaio del 2012 sono state registrate rispettivamente quantità di polveri sottili pari a ben 142 e 229 microgrammi per metro cubo, concentrazioni ben oltre i limite dei 50 microgrammi per metro cubo previste dalla Direttiva 2008/50/CE.

 

Il 19 dicembre scorso la Corte di Giustizia Ue ha respinto il ricorso dell’Italia contro il ricorso della Commissione europea che nel 2009 aveva messo l’Italia in guardia sui livelli di inquinamento. Superati i limiti di PM10. Sotto accusa l'aria in ben 55 zone e agglomerati urbani.

 

Il 6 agosto 2012, Zanoni aveva presentato un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere il rispetto della Direttiva sulla qualità dell’aria da parte dell’Italia. Il 2 ottobre 2012, il Commissario Ue all’Ambiente, Janez Potočnik, ha risposto facendo sapere che la Commissione era a conoscenza dei problemi di inquinamento dell’aria e di aver ha adito la Corte di giustizia (causa C-68/11) in relazione ad una possibile violazione del diritto UE.

 

Il 25 febbraio 2013, Zanoni ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea denunciando le emissioni nocive prodotte dai roghi dell’Epifania in possibile violazione delle Direttive Aria 2008/50/CE e Rifiuti 2008/98/CE. Il 12 aprile 2013, il Commissario all’Ambiente Janez Potočnik ha fatto sapere che se i valori del PM10 dovessero rivelarsi ancora superiori ai limiti, la Commissione intende adottare ulteriori provvedimenti.

 

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