Venezia, 20 giugno 2018

“È stata l’ennesima occasione persa per fare una buona legge. La presentazione di tre maxi emendamenti da parte del relatore di maggioranza, che hanno ridefinito interi articoli, ha causato un’autentica mietitura di decine di nostri emendamenti che avrebbero migliorato il provvedimento, altri invece sono stati inspiegabilmente respinti. Questa legge aumenta, ulteriormente, il potere di Zaia, con un accentramento decisionale che non ha uguali nelle altre Regioni e umilia le comunità locali a cui viene negata la possibilità di incidere sulle scelte. Si istituzionalizza il commissariamento”. È duro il giudizio del consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni sulla legge relativa alla “governance” dei Parchi, approvata ieri sera a Palazzo Ferro Fini con il voto contrario del gruppo del Partito Democratico (presenti 37, votanti 36, con 27 favorevoli, otto contrari e un astenuto)”.

“Ci sono tante, troppe cose che non vanno. Hanno bocciato inspiegabilmente le nostre proposte riguardanti maggior trasparenza, più professionalità e un ruolo determinante per il Comitato tecnico-scientifico. Con un maxiemendamento, inoltre, hanno cancellato dalla Consulta del Parco le associazioni animaliste e scientifiche, ma ci saranno quelle venatorie - prosegue Zanoni - Preoccupa poi la previsione di inserire all’interno del consiglio direttivo i rappresentanti di determinate categorie come i proprietari terrieri, escludendo gli ambientalisti, creando così una grave situazione di conflitto d’interesse e, soprattutto, un possibile conflitto con le norme superiori (la Legge quadro sui parchi numero 394) col rischio di impugnazione per incostituzionalità del dispositivo. Non sarebbe la prima volta”.

Ma i punti critici sono numerosi, insiste il vicepresidente della commissione Ambiente: “Per esempio, è passata in sordina la possibilità del rilascio dell’autorizzazione paesaggistica da parte dei singoli Comuni anziché dall’Ente Parco. Una norma fortemente criticata in audizione da alcuni sindaci e anche da rappresentanti dell’Università di Venezia e dalle associazioni ambientaliste. Era fondamentale mantenere questa funzione in capo all’Ente parco in modo da avere una visione uniforme dell’area, per quanto riguarda i vari interventi. Così rischiamo che ognuno vada in ordine sparso con l’aggravante che molti piccoli Comuni non hanno le risorse e le professionalità utili all’adempimento di procedure così delicate. Inoltre ci lascia perplessi la scelta di prevedere una laurea triennale, anziché quinquennale come titolo di studio per i direttori del Parco. Non garantisce un’adeguata professionalità per svolgere un ruolo importante, sono sicuro che in una regione come la nostra, con cinque milioni di abitanti, avremmo potuto contare su centinaia di figure professionalmente competenti e con un’adeguata e specifica qualifica. Del resto la laurea quinquennale è quanto previsto da un decreto del ministero dell’Ambiente dello scorso febbraio per dirigere i Parchi nazionali. La Giunta ha invece preferito giocare al ribasso, tanto che alla fine non è difficile prevedere che i Parchi saranno dei poltronifici per gli amici degli amici”.

“Tra diverse negatività va tuttavia registrato – conclude Zanoni – l’accoglimento delle nostre proposte che hanno portato da uno a due i rappresentanti delle associazioni ambientaliste nella Consulta del Parco e l’obbligo per il Consiglio direttivo di relazionare a Consiglio regionale e Comuni una volta l’anno su attività svolta e programma di conservazione, sviluppo e organizzazione del Parco. Dopo 34 anni dalla prima legge sulle aree protette in Veneto si doveva fare di più, questo provvedimento non prevede nulla in merito alle tutele dell’ambiente, della biodiversità, della natura in generale, il tutto in barba agli obiettivi comunitari che prevede sempre maggiori tutele per gli ecosistemi comunitari, fondamentali per l’Europa del futuro”.