“Se la Regione deve essere una casa con le pareti di vetro, non si può impedire a un Consigliere di opposizione di esercitare al meglio il proprio mandato istituzionale. E sul caso della Pedemontana Veneta sta accadendo proprio questo, visto che mi viene negato il diritto a essere informato”. La denuncia è del Consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che ha scritto una lettera all’Ufficio di presidenza “chiedendo un pronto intervento ai sensi ex articolo 109, comma 4, del Regolamento consiliare. Il documento non consegnatomi - spiega il consigliere - è la nota 208050 del 26 maggio della Segretaria generale della Programmazione, nonché coordinatrice del Board Superstrada Pedemontana Veneta, citata nella delibera 780 del 29 maggio con cui viene dato parere positivo alla Giunta per la stipula della terza convenzione con il concessionario Sis. Vedere tutte le carte mi sembra il minimo dovuto. Stiamo parlando di soldi dei contribuenti, visto che con il nuovo contratto vengono destinati 300 milioni di risorse pubbliche e che, secondo i calcoli del Codacons, i nati dal 2018 in poi avranno un debito di 4500 euro a testa per la realizzazione di questa infrastruttura”.

 

“La mia richiesta risale al 17 luglio - spiega ancora il Vicepresidente della commissione Ambiente - e dopo un mese, il 16 agosto, la struttura regionale competente ha risposto posticipando la consegna di questo documento, subordinandola alla completa formulazione della difesa in giudizio e al perfezionamento del contratto di finanziamento. La motivazione è che ‘un pur legittimo e utile dibattito, anche politico, sui contenuti del documento richiesto, potrebbe condizionare, se non alterare, il buon esito del giudizio in corso e la chiusura del finanziamento che rappresenta elemento fondamentale per integrare la dotazione finanziaria necessaria alla realizzazione dell’opera’ “.

 

“Il concessionario inoltre ha diffidato la Regione dal mostrare gli atti, perché vedrebbe pregiudicata la tutela dei propri interessi. Ma il nocciolo della questione - insiste Zanoni - è proprio qua. Se la conoscenza del documento può mettere a rischio il closing finanziario, a maggior ragione non si può impedire a un Consigliere regionale di valutarlo. Altrimenti non è permesso un corretto esercizio del mandato istituzionale. Stiamo parlando di un’opera altamente impattante sia dal punto di vista economico che ambientale e per questo deve esserci una trasparenza assoluta, che continua a mancare”.

 

Zanoni chiama infine in causa anche la Legge 241/1990 sull’accesso agli atti: “Poiché si tratta di un documento espressamente citato in una delibera di Giunta, pubblicata sul sito istituzionale e nel Bollettino ufficiale della Regione, deve essere assolutamente disponibile, come stabilisce l’articolo 3. È inaccettabile un differimento che, tra la completa formulazione della difesa in giudizio e il perfezionamento del contratto di closing (otto mesi dalla stipula del terzo atto aggiuntivo, ma con possibilità di una proroga discrezionale da parte della Giunta) rischia di diventare a tempo indeterminato, trascinando il tutto alle Calende greche”.