“Alla faccia del principio ‘chi sbaglia paga’, in questo caso si salva il privato e, prima di lui, Galan e Zaia che hanno commesso dei gravi errori. Così, alla fine, gli unici che saranno chiamati a pagare sono i contribuenti veneti”.

Questo il commento, affidato ad una nota, del consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, a margine dei lavori di oggi in aula consiliare in ordine alla discussione sulla modifica del Defr e in ordine alla variazione di bilancio per sbloccare i cantieri della Pedemontana.

“Un privato inadempiente è da mandare a casa, non va premiato – puntualizza l’esponente dei Democratici - come ha invece intenzione di fare la Regione, con la ‘Zaia – Tax’, che il Governatore ci ha presentato lo scorso 7 marzo. Una pezza messa lì per risolvere i problemi della Sis”.

“Nel novembre 2016 – ricorda il vicepresidente della Commissione ambiente - prima quindi dell’approvazione del bilancio in aula consiliare, la Corte dei Conti aveva alzato il velo sull’opera. A partire dallo stato di avanzamento, fermo al 19%, smentendo i dati regionali. Inoltre, veniva evidenziato come l’insostenibilità finanziaria dell’opera fosse uno dei punti più dolenti. E, ancora, l’inutilità di proseguire con il commissariamento, le gravi incertezze e confusioni sulle opere sospese e sulla viabilità di raccordo, le carenze sul monitoraggio dell’infrastruttura, con particolare riferimento alle conseguenze ambientali, nonché il ritardo nei pagamenti degli indennizzi agli espropriati, che da anni si sono visti portare via terreni, recintati, senza ricevere i dovuti pagamenti”.

“Zaia – continua il consigliere regionale - sapeva già dal 2013 quello a cui si andava incontro, e infatti aveva messo le mani avanti. Nell’articolo 8 bis della nuova convenzione si stabiliva, infatti, che se il costo fosse aumentato, la convenzione poteva essere ulteriormente modificata, con la previsione di risorse aggiuntive a favore del privato, ovvero di Sis. Tutto questo è avvenuto senza la minima trasparenza, poiché questo documento, come la convenzione del 2009, furono secretati, costringendo il sottoscritto a ricorrere ad un notaio e pagare 770 euro per averli”.

“E la Giunta regionale – prosegue Zanoni - continua ad andare avanti con metodi più che discutibili, cercando di far approvare il provvedimento nel giro di pochi giorni. Votare subito e votare tutto, senza approfondimenti, a dimostrazione di come non si voglia andare realmente a fondo della questione. Invece, occorrono chiarimenti. Per questo, chiedo di sospendere il voto e di acquisire i pareri di Anac e Corte dei Conti: credo che ciò giovi non tanto al Consiglio, quanto alla Giunta, che avrebbe l’interesse più rilevante nel poter disporre di un doppio parere preventivo su questo atto aggiuntivo”.

“Alla fine dei conti – ribadisce l’esponente PD - abbiamo un concessionario inadempiente che verrà salvato con una nuova tassa, stralciando le esenzioni dal pedaggio per i residenti nei 70 Comuni interessati dall’opera (dopo che già nel 2013 erano state fatte delle modifiche) e con dei pedaggi che saranno tra i più cari in Italia. Il rischio di impresa, ovvero l’incasso dai pedaggi, viene spostato dalla Sis alla Regione e quindi sui cittadini, che saranno tassati per coprire questo buco”.

Il tutto – conclude Andrea Zanoni - senza considerare le questioni ambientali: 95 chilometri di asfalto, con conseguenze pesanti per le biodiversità locali. 720 ettari di terreno fertile che vengono così spazzati via, una guerra all’agricoltura a chilometro zero. Per non parlare di tutti i prodotti che saremo costretti a far arrivare in Veneto con mezzi pesanti e con ulteriore inquinamento”.