“L’ex scuola media di Cimadolmo non poteva essere demolita, come invece ha fatto l’amministrazione comunale, ed inoltre non ci sono notizie certe sulle modalità dello smaltimento dell’amianto presente nella struttura. Cosa intende fare adesso la Giunta regionale che per questo intervento ha stanziato un milione e 200mila euro?”. Lo chiede, in una nota, il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che, in merito, ha presentato alla Giunta regionale un’interrogazione a risposta immediata. “Lo scorso giugno – ricorda l’esponente dei Democratici - un consigliere comunale del gruppo ‘Cimadolmo Cambia’ aveva trasmesso alla Regione una serie di osservazioni e rilievi, chiedendo il blocco immediato dei lavori e la sospensione dell’erogazione del previsto contributo, ‘al fine di tutelare le finanze del Comune da una eventuale revoca del contributo’”.

“Questo – spiega il consigliere regionale - in quanto l’ex ‘ Casa del Fascio ’ di via Roma non poteva essere demolita, dato che il Piano particolareggiato per i centri storici, approvato nel 2010 dal Consiglio comunale di Cimadolmo, aveva assegnato all’edificio il grado di protezione ‘quattro’, che consente esclusivamente la ristrutturazione conservativa”.

“Invece – prosegue Zanoni - ad ottobre, il Comune ha dato il via libera ai lavori di demolizione della vecchia scuola, nonostante i chiarimenti richiesti dalla Regione, che ha poi incaricato l’Avvocatura regionale di verificare la legittimità dell’intervento. La convenzione stipulata tra Regione e Comune prevede che, in caso di inosservanza degli impegni assunti e di quelli previsti dalla vigente normativa comunitaria, nazionale e regionale, il Comune provveda alla eliminazione delle irregolarità constatate, con la possibilità, nei casi più gravi, della sospensione dei finanziamenti, con contestuale assegnazione di un termine per sanare l’irregolarità evidenziata”.

“Il rischio – sottolinea il consigliere PD - visto che ormai la costruzione è stata demolita, è che alla perdita del contributo pubblico si aggiunga pure il danno erariale”.

“Ma non è finita qui – osserva Zanoni – Prima, un consigliere comunale, e poi la stessa Regione, hanno richiesto al Sindaco chiarimenti anche in ordine alle modalità di smaltimento dell’amianto presente nelle tubazioni, nelle vasche di accumulo e nella sotto copertura dell’edificio, oltre a segnalare una caldaia che non risulta indicata nella dichiarazione di inagibilità resa il 31/12/2013 dal tecnico comunale, ma che ricompare poi nel testo di una determinazione dell’area tecnico- manutentiva. Una vicenda poco chiara, questa, di cui è stata informata, da parte della Regione, anche la Procura della Repubblica di Treviso”.

“A questo punto – afferma l’esponente dei Democratici - viste le numerose problematiche ancora aperte, chiedo alla Giunta regionale cosa intenda fare in ordine al finanziamento concesso al Comune di Cimadolmo, auspicando che gli errori del sindaco e della maggioranza non ricadano sui cittadini. Alla Regione, chiedo inoltre cosa abbia risposto l’amministrazione di Cimadolmo alle due ‘diffide’ inviate al Sindaco, dato che sono trascorsi i dieci giorni di tempo concessi”.

“Vorrei infine sapere – chiosa Andrea Zanoni - se la Regione ha potuto esaminare e valutare la bizzarra delibera del Consiglio comunale del 2 marzo scorso, con cui si tenta di sanare, a demolizione ormai avvenuta, una chiara violazione del Piano particolareggiato”.