Dal 1° agosto 2013, con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 28/2011, saranno operativi i nuovi sistemi di qualificazione degli installatori di impianti da fonti rinnovabili e migliaia di operai specializzati rimarranno esclusi dal mercato. L’eurodeputato Andrea Zanoni ha affermato: «Appoggio la CNA regionale del Veneto che ha lanciato l’allarme per i nuovi esodati che sarebbero creati con questa disposizione».

 

Il 1° agosto 2013 entrerà in vigore il Decreto Legislativo n. 28/2011, in attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Il provvedimento, all’articolo 15, prevede che la qualifica di Responsabile Tecnico per l’attività di installatore di impianti da fonti rinnovabili possa essere conseguita con la laurea in materia tecnica specifica, oppure il diploma di scuola secondaria e almeno 2 anni di inserimento in azienda, o ancora con il titolo di formazione professionale ed almeno 4 anni di inserimento in azienda.

 

Nel Decreto non viene fatto riferimento all’abilitazione che la normativa attuale riconosce ai Responsabili Tecnici, ovvero coloro che sottoscrivono la cosiddetta “Dichiarazione di Conformità”, con almeno 3 anni di esperienza come “operaio specializzato”. Per le aziende e i responsabili tecnici già in attività è previsto, infatti, un corso obbligatorio di 600 ore a cui si aggiungono altre 80 ore per il conseguimento del patentino. Un onere incomprensibile, a detta dalla CNA, che penalizza chi da anni ha acquisito le professionalità necessarie allo svolgimento dell’attività.

 

Secondo la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) regionale, in Veneto, 80.000 imprese artigiane, cioè il 40% del totale delle installatrici di impianti da energie rinnovabili, rischiano di non poter più lavorare.

 

L’eurodeputato Andrea Zanoni del gruppo ALDE (Alleanza dei Liberali e Democratici Europei) ha affermato: «Siamo di fronte a una disposizione, un’invenzione tutta italiana, penalizzando gli artigiani. La Direttiva 2009/28/CE, a cui questo decreto dovrebbe dare attuazione, in verità non esclude dall’elenco di chi è autorizzato ad installare gli impianti le persone che hanno esperienza: l’esclusione del provvedimento italiano non trova fondamento nella Direttiva. Anzi, si pone in palese violazione del principio comunitario di libera concorrenza e di quello costituzionale di uguaglianza».

 

Zanoni punta il dito soprattutto sulla situazione di tutti quei lavoratori che fino ad oggi, con anni di esperienza alle spalle, si trovano a dover frequentare un corso obbligatorio di 600 ore, oltre al conseguimento del patentino, per mantenere il posto: «È altamente penalizzante ed ingiusto che un lavoratore che da anni esercita l’attività di installatore sia costretto a seguire un corso di 600 ore che si traducono in un impegno di circa 3 mesi e mezzo di frequentazione a cui si aggiungono altre 80 ore per poter conseguire il patentino abilitativo. Il tutto per continuare a svolgere la stessa attività che il lavoratore portava avanti prima dell’entrata in vigore del provvedimento. Sostengo l’appello della CNA ai parlamentari di rivedere quanto prima l’articolo 15 e condivido le preoccupazioni che la Confederazione ha sottolineato».

 

 

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