Indagini sui fondali sottomarini nell’Adriatico davanti alle coste croate hanno rilevato ingenti giacimenti di gas e petrolio che hanno già mobilitato i maggiori colossi petroliferi mondiali. L’eurodeputato PD Andrea Zanoni ha affermato: «Sembra che al momento si stia valutando l’offerta più remunerativa che mi auguro sia anche la più attenta alla tutela ambientale»

 

Sono arrivati alla fase conclusiva gli studi sottomarini condotti dall’azienda norvegese Spectrum per rilevare la presenza di giacimenti petroliferi o di gas nel fondo marino dell’Adriatico davanti alle coste della Croazia.

 

 Nonostante i dati precisi non siano ancora stati diffusi, sembra che le scorte petrolifere sottomarine ammontino a 2,87 miliardi di barili. Secondo informazioni riportate dal Vecernji list di Zagabria, ci sarebbe la possibilità di attivare circa venti centri estrattivi su piattaforma.

 

La scoperta dei giacimenti ha già mobilitato le principali compagnie petrolifere mondiali alla corsa all’oro nero e al gas. La procedura per le concessioni petrolifere dovrebbe iniziare già nel primo semestre di quest’anno, mentre il Governo croato starebbe già valutando l’offerta economicamente più vantaggiosa. L’operazione, secondo le fonti del Vecernji list, porterebbe nelle casse della Croazia fino a 1 miliardo e 300 milioni di euro in quattro anni

 

L’eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, ha affermato: «Non oso pensare cosa potrebbe accadere a Rovigno, riconosciuta  patrimonio dell’Unesco, in caso di incidente ad un pozzo petrolifero. Ricordo che nel 2010 abbiamo dovuto assistere ad un disastro ambientale di immane gravità, quando per 106 giorni si è riversato nel Golfo del Messico il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum, per un incidente del pozzo Macondo a 1.500 metri di profondità. Mi auguro che oltre a valutare l’offerta più remunerativa, il Governo croato stia valutando anche quella che potrebbe garantire più tutela ambientale. Gli scenari che si prospetterebbero in caso di incidente sono a dir poco preoccupanti con impatti devastanti sulla biodiversità, la salute del mare e delle coste e, conseguentemente, per il turismo e tutti i sistemi economici che in quelle aree dipendono strettamente dal mare. Un’unica trivella può rovinare per sempre interi tratti di coste fino ad oggi incontaminate, coprendo di petrolio un mare ricchissimo di biodiversità. Il Governo italiano dovrebbe interessarsi di queste vicende anche in difesa del settore turistico balneare di tutta la costa adriatica».

 

BACKGROUND

 

 Il 25 novembre 2013, Zanoni ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere indagini sulle ricerche di idrocarburi che la società norvegese Spectrum stava conducendo lungo le coste croate in Adriatico, denunciando la pericolosità dei metodi impiegati, con l’emissione ogni dieci secondi di un muro di onde sonore di 240, 260 decibel che rappresentano una fonte di inquinamento acustico subacqueo con possibili effetti negativi sul prezioso ecosistema marino.

 

Il 21 maggio 2013, il Parlamento europeo ha approvato a Strasburgo un rapporto che chiede nuovi standard di sicurezza nelle operazioni offshore di petrolio e gas, prevedendo norme che obbligano le aziende a provare la loro capacità di coprire i danni potenziali derivanti dalle loro attività e a presentare una relazione sui possibili pericoli e soluzioni, prima che le operazioni possano cominciare.

 

Uno studio avviato dalla Commissione sulla sicurezza delle attività di esplorazione e sfruttamento offshore nel Mediterraneo ha fornito una panoramica riguardo ad attuali e future attività offshore per petrolio e gas nel Mediterraneo, sulla base di un controllo documentale e della consultazione delle parti interessate, comprese le organizzazioni non governative, l’industria e le autorità competenti.

 

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