(Arv) Venezia 6 ago. 2015 -   “Sulla realizzazione di nuove centrali idroelettriche in Veneto è necessario rivedere l’intero sistema autorizzativo. Una revisione che deve partire da un serio approfondimento dei rischi ambientali e da una programmazione altrettanto oculata, attraverso un Piano energetico di cui il Veneto deve ancora dotarsi”: a dirlo sono i consiglieri regionali del PD Graziano Azzalin e Andrea Zanoni, rispettivamente vice presidenti della Terza e Seconda Commissione, dove oggi si è tenuta una seduta conoscitiva su una serie di richieste per la realizzazione di centrali idroelettriche lungo il fiume Adige.

 

“Ci sono forti perplessità tecniche ed una sostanziale contrarietà - evidenzia Azzalin – sull’ipotesi di un impianto nei pressi di Badia Polesine. Questo, in particolare, per i rischi sul fronte della tutela idraulica e dell’impatto ambientale, con pesanti ricadute per la foce dell’Adige. Perplessità che condividiamo e che ci associano alla contrarietà rispetto all’ipotesi di questa centrale idroelettrica. Prendiamo invece molto seriamente la promessa dell’assessore Marcato che si è impegnato a lavorare per definire finalmente un Piano energetico regionale. Siamo disposti a collaborare fin da subito affinché la Regione si doti rapidamente di questo Piano”.

 

Da parte sua Zanoni ha denunciato il fatto che “la Commissione Europea ha aperto una pre-procedura di infrazione sulla delibera regionale del 2009 che esonera le centraline idroelettriche da una serie di procedure di screening, richieste esplicitamente da ben tre direttive europee. Su questa partita, a fronte della richiesta di delucidazioni dell’Ue, la Regione Veneto ha risposto in maniera insufficiente”. “Il sistema delle centrali idroelettriche si regge attualmente sugli incentivi per il raggiungimento  della riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2020. Strada facendo però ci si è accorti che anche le fonti rinnovabili hanno creato nuovi problemi ambientali. Con la conseguenza che anche per gli incentivi si sta facendo marcia indietro. Un aspetto non irrilevante questo, perché andando avanti di questo passo - conclude Andrea Zanoni - il rischio è quello di autorizzare impianti che, una volta privati di incentivi pubblici, sono destinati a rimanere cattedrali nel deserto”.

Centrali sull'Adige. Zanoni e Azzalin (PD): rivedere il sistema autorizzativo


 

(Arv) Venezia 6 ago. 2015 -   “Sulla realizzazione di nuove centrali idroelettriche in Veneto è necessario rivedere l’intero sistema autorizzativo. Una revisione che deve partire da un serio approfondimento dei rischi ambientali e da una programmazione altrettanto oculata, attraverso un Piano energetico di cui il Veneto deve ancora dotarsi”: a dirlo sono i consiglieri regionali del PD Graziano Azzalin e Andrea Zanoni, rispettivamente vice presidenti della Terza e Seconda Commissione, dove oggi si è tenuta una seduta conoscitiva su una serie di richieste per la realizzazione di centrali idroelettriche lungo il fiume Adige.

 
“Ci sono forti perplessità tecniche ed una sostanziale contrarietà - evidenzia Azzalin – sull’ipotesi di un impianto nei pressi di Badia Polesine. Questo, in particolare, per i rischi sul fronte della tutela idraulica e dell’impatto ambientale, con pesanti ricadute per la foce dell’Adige. Perplessità che condividiamo e che ci associano alla contrarietà rispetto all’ipotesi di questa centrale idroelettrica. Prendiamo invece molto seriamente la promessa dell’assessore Marcato che si è impegnato a lavorare per definire finalmente un Piano energetico regionale. Siamo disposti a collaborare fin da subito affinché la Regione si doti rapidamente di questo Piano”.
 
Da parte sua Zanoni ha denunciato il fatto che “la Commissione Europea ha aperto una pre-procedura di infrazione sulla delibera regionale del 2009 che esonera le centraline idroelettriche da una serie di procedure di screening, richieste esplicitamente da ben tre direttive europee. Su questa partita, a fronte della richiesta di delucidazioni dell’Ue, la Regione Veneto ha risposto in maniera insufficiente”. “Il sistema delle centrali idroelettriche si regge attualmente sugli incentivi per il raggiungimento  della riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2020. Strada facendo però ci si è accorti che anche le fonti rinnovabili hanno creato nuovi problemi ambientali. Con la conseguenza che anche per gli incentivi si sta facendo marcia indietro. Un aspetto non irrilevante questo, perché andando avanti di questo passo - conclude Andrea Zanoni - il rischio è quello di autorizzare impianti che, una volta privati di incentivi pubblici, sono destinati a rimanere cattedrali nel deserto”.
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