Venezia, 20 giugno 2017 -Non si può morire a 16 anni annegati per fare un bagno nelle acque delle cave, serve un controllo più stretto sugli accessi illegali. La Regione dovrebbe imporre ai cavatori la riparazione delle recinzioni e di vigilare, soprattutto nei fine settimana, quando all’interno non lavora nessuno”. A chiederlo, con una interrogazione a risposta immediata, è Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Ambiente, dopo l’episodio accaduto sabato scorso a Vedelago, con un ragazzo che ha perso la vita dopo un tuffo ‘proibito’.

Voglio anzitutto porgere le mie condoglianze e la vicinanza alla famiglia del giovane scomparso. Quello dei bagni nelle cave a falda affiorante è però un problema che va affrontato e su cui siamo comunque in ritardo. Fin da quando ero giovane ho ricordi di disgrazie simili e lo dico con cognizione di causa perché vivo a Paese, dove nel corso degli anni sono state aperte ben 29 cave. L’acqua di falda ha temperature che possono arrivare ai 15 gradi e chi va a nuotare rischia di subire uno shock termico rimanendo bloccato. La disgrazia si è consumata in un luogo che già più di una decina di anni fa era stato teatro di un caso analogo, mentre nei giorni scorsi è scattata una denuncia ai carabinieri di Vedelago perché alcuni giovani sono stati sorpresi a navigare con una barca all’interno, mentre altri facevano il bagno. Le cronache non mancano di ricordarci altri episodi drammatici, dai tre ragazzi annegati in una cava abbandonata a San Martino di Lupari nel 2007, al cacciatore morto nel gennaio 2016 ucciso da un colpo di fucile accidentale, partito dopo essere inciampato su un cavo d’acciaio, all’interno della cava Padernello, a Paese”, dice ancora Zanoni.

Trovo incredibile che dopo decenni le autorità, e in primis la Regione, non siano riuscite a risolvere il problema degli accessi illegali all’interno delle cave, che per legge sono interdette al pubblico. Esistono dei divieti ma i cavatori hanno dimostrato di essere troppo spesso incapaci a farli rispettare. Molte cave, dismesse e in funzione, hanno una serie incredibile di varchi nelle recinzioni che non vengono riparati e così assistiamo a centinaia di accessi illegali da parte di chi va a farsi il bagno o a cacciare. Occorre fare prevenzione da subito, prima che avvengano altre assurde ed evitabili tragedie”.