Venezia, 15 giugno 2017 

“Sulla questione Pfas, anziché denunciare Greenpeace, la Regione si impegni per tutelare davvero la salute dei propri cittadini e chiuda lo stabilimento della Miteni, bonifichi il sito e chieda i danni per risarcire Comuni, Consorzi acquedottistici, agricoltori, allevatori e cittadini contaminati. Basta essere forte coi deboli e debole con i forti”. La richiesta è del consigliere del Partito Democratico, e vicepresidente della commissione Ambiente, Andrea Zanoni tramite un’interrogazione a risposta immediata, sottoscritta anche dal capogruppo dem Stefano Fracasso, alla luce anche di quanto emerso ieri dalla relazione del Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Treviso.

“Dal documento consegnato a ministero dell’Ambiente, Regione, Arpav ed enti locali risulterebbe che l’azienda di Trissino era a conoscenza da ben prima del 2013 dell’inquinamento da Pfas. La Miteni, infatti, nel 1990, 1996, 2004, 2008 e 2009 aveva affidato a una società di consulenza nel settore ambientale l’incarico di indagare sulla situazione del sito, senza però comunicare a nessuno, Regione, Provincia e Comune, i risultati. Magari se le istituzioni fossero state informate per tempo avrebbero potuto agire, impedendo la propagazione della contaminazione nella falda”.

Per il consigliere Zanoni ce n’è abbastanza per chiedere la chiusura dell’impianto: “Il Noe, secondo quanto riportato dai giornali, sostiene che il protrarsi della contaminazione potrebbe comportare rischi gravi sia per l’ambiente che per la salute. Le analisi del sangue sugli abitanti della zona rossa hanno dato risultati poco confortanti, poiché  hanno evidenziato una presenza anomala di Pfoa (Acido Perfluoro Ottanoico)  fino a 400 nanogrammi/litro, contro una media di 3 nanogrammi per le persone monitorate al di fuori dell’area dell’inquinamento. La Regione ha tutte le carte per agire: con la modifica dell’articolo 11 del Piano di Tutela delle acque, approvato in commissione Ambiente giovedì 16 febbraio 2017, è infatti previsto che in caso di siti inquinanti o che possono pregiudicare lo stato delle acque, si debba procedere alla chiusura o delocalizzazione. E il caso della Miteni mi sembra esemplare. È necessario bonificare al più presto e promuovere una causa civile per chiedere i danni e il risarcimento dei costi già sostenuti da Comuni, Consorzi acquedottistici, allevatori, agricoltori e semplici cittadini”.