“I cacciatori continuano a considerarsi al di sopra della legge, utilizzando le anatre come richiami vivi nonostante il divieto governativo. Mentre il Ministero della Salute e l’Assessorato alla Sanità del Veneto stanno facendo il possibile per arginare l’epidemia di aviaria con tavoli nazionali, impegnando uomini, risorse e milioni di denari dei contribuenti per risarcire gli allevatori, c’è chi continua ad agire in maniera irresponsabile e senza un minimo di senso civico. Così si rende inutile tutto questo lavoro e si mette a rischio la salute dei cittadini, violando le norme sanitarie”. Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, che commenta così “la segnalazione delle Guardie volontarie dell’Enpa su quanto accaduto domenica scorsa nel Lago di Camazzole a Carmignano del Brenta, area tutelata dall’Unione Europea inserita nella rete dei siti protetti di Rete Natura 2000”.

“Venivano utilizzate le anatre della specie del Germano reale come richiami vivi per la caccia, ma non si può – esordisce l’esponente dei Democratici - Il divieto dell’utilizzo dei richiami vivi delle specie acquatiche come le anatre è stato introdotto dal Ministero della Sanità per evitare il propagarsi del virus dell’aviaria, che in alcune sue varianti può colpire mortalmente anche l’uomo”.

“Di fronte a violazioni così gravi – continua Zanoni, che annuncia una prossima interrogazione in merito - la Regione cosa fa, dove sono le guardie venatorie dipendenti della provincia di Padova? Quali misure di prevenzione ha messo in campo l’Assessorato alla Caccia per evitare che vengano compromessi gli impegni del Ministero e dell’Assessorato alla Sanità?”.

“In Veneto occorre prestare un’attenzione particolare – prosegue il consigliere regionale - Ricordo che abbiamo ben 17 allevamenti colpiti, con centinaia di migliaia di animali abbattuti come tacchini, polli, oche, anatre e ben 2.638.000 gli euro di fondi pubblici per risarcire allevatori”.

“Due casi hanno riguardato proprio la provincia di Padova – conclude Andrea Zanoni - un focolaio rilevato a gennaio, che ha portato all’eliminazione di 22.630 tacchini, e l’ultimo a Sant’Urbano a inizio settembre, con l’abbattimento di 1202 oche e 223 anatre e danni complessivi per centinaia di migliaia di euro”.