Venezia, 4 feb. 2019   -  “Finalmente i controlli arrivano anche dentro le valli di caccia, finora considerate feudi intoccabili, zone franche immuni da qualsiasi tipo di ispezione efficace. Aspettavo da tempo un’operazione del genere e mi congratulo con i carabinieri forestali dei Gruppi di Venezia e Rovigo, del Nucleo Cites e con la Sezione operativa antibracconaggio e reati a danno degli animali (Soarda) di Roma”.

 

Così il Consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni commenta il blitz compiuto nei giorni scorsi, anche con l’ausilio di droni, tra la Laguna e il Delta del Po, con sette cacciatori denunciati, oltre a un ristoratore e al proprietario di un’armeria “che vendeva munizioni spezzate, caricate con piombo, vietate nelle aree umide; nel corso dell’operazione - ricorda - sono stati sequestrati un’oca selvatica, un picchio verde, un totano moro, otto anatre e diversi richiami elettroacustici.

 

Le aree in questione hanno una valenza ambientale altissima, con la presenza di animali selvatici, in particolare uccelli migratori, appartenenti a specie rarissime o addirittura in via di estinzione, tant’è che sono quasi tutte tutelate perché facenti parte della rete Natura 2000 dell’UE. Mi auguro sia solo l’inizio di una serie di controlli a sorpresa nelle valli, finora troppo spesso isole felici per il bracconaggio, con una preoccupante situazione di omertà.

 

È inconcepibile che per fare attività di vigilanza il controllore debba annunciarsi, suonare al campanello e aspettare che i gestori della valle aprano, senza parlare delle vedette e addirittura dei droni, spesso presenti. Nel tempo di attesa eventuali situazioni a rischio reato possono essere sistemate e quello delle guardie diventa un controllo di routine quasi inutile”.

 

“Il Veneto - sottolinea ancora Zanoni - è una delle aree a intensa attività di bracconaggio e servirebbe una maggiore attenzione. È una problematica che seguo da una ventina d’anni, con numerosi atti ispettivi presentati sia alla Giunta che alla Commissione europea. Dovrebbe far riflettere che l’operazione sia stata condotta da un corpo dello Stato indipendente dalla Regione. E se fossi l’assessore alla Caccia mi farei qualche domanda su dove sto sbagliando. È da inizio legislatura che faccio interrogazioni sul bracconaggio, sulle inadempienze della Regione Veneto per quanto riguarda il Piano nazionale di contrasto al bracconaggio, chiedendo fondi, per esempio, proprio per acquistare natanti leggeri motorizzati da destinare alle guardie provinciali delle aree lagunare e deltizia senza ottenere alcuna risposta. La Regione con queste gravi omissioni e non-scelte rischia di essere complice involontaria dei bracconieri”.