“È abbastanza curioso che per combattere il bracconaggio si diano soldi ai cacciatori. Nell’emendamento al bilancio che stanzia 700mila euro alle associazioni venatorie presentato da due Consiglieri di maggioranza è evidente il conflitto di interessi, visto che uno dei proponenti ha forti legami con una di queste associazioni. Insomma si mette la volpe a fare da guardia al pollaio”. A dirlo è Andrea Zanoni, Consigliere regionale del Partito Democratico che in una nota denuncia come “si rischi di finanziare con una montagna di risorse pubbliche dei raduni tra amici della doppietta e magari incentivare campagne contro lupi e orsi”.

“I fondi - spiega ancora Zanoni - sono destinati infatti a progetti di informazione sul bracconaggio, su specie ‘invasive e dannose’ e per la gestione dei grandi carnivori. Sono già stato contattato da numerose associazioni ambientaliste e animaliste che hanno espresso tutta la loro preoccupazione per questo emendamento. Anche se fosse fatto in buona fede e con leggerezza, cosa da escludere, sarebbe un autogol clamoroso. Non dobbiamo dimenticare che tutti i bracconieri denunciati in Veneto negli ultimi mesi dalle Guardie Enpa, diverse decine, erano cacciatori con regolare licenza e tessera di associazioni venatorie. Tutto ciò, la maggioranza che sostiene Zaia lo sa bene ma continua a far finta di niente. Anziché regalare soldi agli amici degli amici, la Regione si attivi per attuare seriamente quanto previsto dal Piano nazionale di contrasto al bracconaggio approvato lo scorso marzo dalla Conferenza Stato-Regioni, che in Veneto è rimasto lettera morta nonostante i numerosi episodi concentrati soprattutto nell’area della pedemontana, nelle zone lagunari e vallive e nel Delta del Po”.

“Se vogliamo combattere questo fenomeno - conclude Zanoni - si diano i mezzi ai Corpi di Polizia Provinciale, si aiutino le guardie Volontarie venatorie così come ho proposto con una serie di miei emendamenti al bilancio e si eviti di buttare soldi per incontri vari delle associazioni venatorie che li possono fare tranquillamente senza mettere le mani nelle tasche del contribuente”.