Con un’interrogazione rivolta alla Giunta, il consigliere regionale del PD e vice presidente della Commissione Ambiente, Andrea Zanoni chiede “quali azioni urgenti intende avviare la Regione affinché siano accertate le responsabilità e rimosse le cause dell’inquinamento delle acque da acquedotto di 10 Comuni veneti prodotte dalla sostanze PFAS. Questo per tutelare la salute delle popolazioni coinvolte e risarcire i costi sostenuti dalle amministrazioni locali per gli interventi di emergenza ambientale già effettuati”.

L’esponente democratico evidenzia che “in questi giorni i sindaci di dieci Comuni (Agugliaro, Alonte, Asigliano, Campiglia, Orgiano, Pojana e Sarego, Megliadino S. Fidenzio, Montagnana e Urbana) hanno chiesto al Ministero dell’Ambiente e all’Arpav di adottare provvedimenti urgenti per fronteggiare una grave situazione di emergenza ambientale derivante dalla contaminazione delle acque potabili da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)”.

Zanoni parla di un “allarme che interessa ben 350 mila persone: nel 2013 a seguito di alcune rilevazioni effettuate sui pozzi dall'Istituto di Ricerca sulle Acque è emerso che da tempo le acque potabili di circa trenta comuni della Regione del Veneto, ubicati principalmente nella zona ovest della provincia di Vicenza, in particolare nelle valli dell'Agno e del Chiampo e nel bacino del fiume Fratta (che confluisce nel canale Garzone) ma anche in alcune zone confinanti delle province di Padova e Verona, sarebbero interessate da una significativa contaminazione. L’Arpav avrebbe a suo tempo individuato la fonte della contaminazione negli scarichi di una industria locale”.

“I PFAS, - sottolinea - oltre ad essere cancerogeni di classe 2b, alterano i meccanismi che regolano la produzione di numerosi ormoni, soprattutto tiroidei e steroidi sessuali. Dai dati pubblicati recentemente è emerso che in alcuni casi la concentrazione di tali sostanze avrebbe superato i 1.000/1.500 ng/l (nanogrammi per litro), arrivando a sfiorare soglia 2.000 ng/l in un pozzo (poi chiuso) di una zona industriale di Vicenza. La normativa italiana ed europea - si legge nell’interrogazione sottoscritta anche dai consiglieri Moretti, Guarda, Fracasso, Sinigaglia e Ruzzante - non ha ancora fissato specifici limiti di presenza di tali composti nell'acqua potabile. Ma, tanto per avere un’indicazione che dovrebbe preoccupare non poco, in Germania, il limite è di 100 ng/l e nel New Jersey (U.S.A.) pari ad appena 40 ng/l”.

“Lo scenario che abbiamo davanti – conclude Zanoni – impone un intervento immediato della Regione. Abbandonare i Comuni e le popolazioni a loro stessi sarebbe un atto politico ed istituzionale colpevole ed irresponsabile”.