“Dopo 15 anni di trafila giudiziaria, il messaggio che arriva da questa vicenda è terribile: per chi inquina non c’è punizione. A questo punto si valuti se ci sono state omissioni da parte di chi doveva controllare quella discarica”. Lo dichiara in una nota il consigliere regionale del PD, Andrea Zanoni, dopo che il Tribunale di Treviso ha dichiarato estinto, causa il decesso di entrambi gli imputati, il reato di disastro ambientale per l'inquinamento delle falde acquifere a Quinto di Treviso, legate alla fuoriuscita, nel 2000, della sostanza cancerogena ‘Bromacile’ dalla discarica Tiretta di Padernello di Paese (TV).

“Se non fosse stato per il Comune di Quinto – scrive l’esponente democratico - il processo non sarebbe nemmeno iniziato. Ma, soprattutto, a causa delle incredibili lungaggini, l’esito corrisponde, dopo quello ambientale, ad un nuovo disastro: nessun colpevole e nessun risarcimenti per il Comune di Quinto e Paese. In Italia servono pene più severe con l’allungamento dei tempi di prescrizione che oggi troppo spesso consentono a troppi delinquenti di farla franca. Se Paese e Quinto fossero stati Comuni della Germania – sottolinea - sarebbero da tempo scattate decine di manette, forse anche a carico di chi non ha effettuato i doverosi controlli e si sarebbe tutelata la falda acquifera”.

“Questa discarica ha visto impiegati 7 milioni di un fondo di rotazione arrivati dalla Regione per la sua messa in sicurezza e realizzazione di un campo fotovoltaico, un buco di 15 milioni della società SEV che l’aveva presa in carico per poi fallire, centinaia di migliaia di euro per la rete dell’acquedotto di Quinto di Treviso realizzato dopo l’inquinamento da bromacile. Una somma totale considerevole a carico del pubblico, che risulta inaccettabile. Ribadisco quindi – conclude Zanoni - la necessità che le verifiche per individuare se e chi ha omesso i controlli non si fermino almeno per applicare delle sanzioni disciplinari”.


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