Venezia 10 ago. 2018      

 “Sarà forse il caldo e le difficoltà nel prendere sonno, ma in questi giorni sul tema dei lupi se ne sentono di tutti i colori: liberalizzare la caccia, derogare alla tutela prevista dalla Direttiva Habitat, usare i proiettili di gomma, mettere i lupi in dei recinti, sterilizzarli, dotarli di radiocollari. Nel frattempo, però, le predazioni agli animali delle malghe continuano. Nessuno, tuttavia, ha preso in considerazione un sistema infallibile e a costo zero: vietare la caccia alle specie di animali selvatici oggetto di predazione come cervi, caprioli, mufloni e altro ancora”.

Lo affermano, in una nota congiunta, i consiglieri regionali dell’’Intergruppo per il benessere e la tutela degli animali e della natura’, Andrea Zanoni(PD), Cristina Guarda (Lista AMP) e Patrizia Bartelle (M5S), i quali intervengono così “nel dibattito sulle ‘misure di contenimento’ dei grandi predatori”.

“Così facendo, consentiremmo la convivenza del lupo, degli animali da allevamento e del turismo escursionista – esordiscono i consiglieri regionali di minoranza -  Il lupo avrebbe a disposizione le prede naturali senza attaccare gli allevamenti e farebbe un’opera di selezione della specie, predando i cuccioli meno forti, i soggetti più anziani o ammalati, aumentando contemporaneamente la potenzialità genetica delle specie predate, irrobustendole”.

“Oggi invece avviene il contrario – spiegano i consiglieri - l’uomo, attraverso la caccia, abbatte i soggetti più belli anche per puro piacere o divertimento. Pensiamo, ad esempio, ai concorsi del miglior trofeo dove il punteggio va dato agli animali con palco (ovvero le corna) più grande, a più punte o più sviluppato: uno studio Usa- canadese ha dimostrato che con il tempo le popolazioni di animali diminuiscono di taglia”.

“Perciò, anziché proporre soluzioni tanto fantasiose quanto inutili o addirittura dannose – continuano i componenti dell’Intergruppo per il benessere e la tutela degli animali e della natura - senza perdere altro tempo, si continui con le buone pratiche, come la formazione dei cani pastori e sull’uso dei recinti elettrici e, contemporaneamente, si vieti di sparare agli animali selvatici nelle zone dove è presente il lupo”.

“I cacciatori – concludono Andrea Zanoni, Cristina Guarda e Patrizia Bartelle -  visto che si sono dimostrati particolarmente sensibili a questo problema, diano così il loro contributo”.