Venezia, 14 settembre 2018

“Da domani si tornerà a sparare fino a fine gennaio, specie a rischio di estinzione incluse. Con la preapertura e le giornate di posticipo, quest’anno in Veneto si potrà cacciare un mese in più. Senza alcuna pietà per animali selvatici già stremati per un ambiente gravato dal consumo di suolo, da un’agricoltura sempre più meccanizzata, e dagli effetti nefasti dei cambiamenti climatici”. È quanto dichiarano i consiglieri Andrea Zanoni (PD), Cristina Guarda (AMP) e Patrizia Bartelle (M5S) dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura alla vigilia dell’apertura della stagione venatoria. Domani, inoltre, l’esponente del Partito Democratico sarà a Firenze dove è in programma la manifestazione nazionale contro la caccia..

 

“Purtroppo assisteremo all’ennesima mattanza, anche di ‘specie in stato di conservazione sfavorevole’: in Veneto abbiamo il record insieme alla Lombardia, ben diciotto. Anziché tutelare gli animali rari, come avviene in numerose regioni italiane, e nonostante i pareri dell’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale), permettiamo di sparargli. Come nel caso dei rarissimi Combattente e Moretta considerati a rischio di estinzione”.   

 

“La Giunta Zaia - proseguono Zanoni, Guarda e Bartelle - ormai è appiattita sulle posizioni di una parte minoritaria del mondo venatorio, quella più estremista, considerata un bacino sicuro di voti. Non si contano infatti i provvedimenti ad hoc, regolarmente impugnati dal Governo e poi bocciati dalla Corte Costituzionale come gli ultimi relativi al nomadismo venatorio, caccia da natante, sanzioni da 3600 euro per chi disturba le doppiette. Nonostante ciò Zaia e la maggioranza a trazione leghista continuano sulla stessa strada, incuranti del fatto che alcune specie a causa di cambiamenti climatici, consumo del suolo, pesticidi in agricoltura rischiano di scomparire per sempre. A ciò bisogna poi aggiungere il fenomeno del bracconaggio, mai combattuto in maniera davvero adeguata. Ricordiamo che il Piano nazionale di contrasto, approvato dal ministero dell’Ambiente e dalla Conferenza Stato Regione nella precedente legislatura, segnala nella nostra regione due aree particolarmente ‘calde’, la Pedemontana Veneta e il Delta del Po”.        

 

“Invece - sottolineano i tre consiglieri - con il Riordino delle funzioni in materia di caccia e pesca, con cui la competenza delle sanzioni è passata dalle Province ai Comuni, che non hanno le necessarie conoscenze e competenze, abbiamo fatto ai bracconieri un altro favore. E infine non va dimenticato il fenomeno di chi, in violazione della legge, spara vicino a strade e case o senza adottare le necessarie misure di sicurezza sulle armi: violazione che nelle scorse stagioni di caccia ha comportato decine di feriti e anche dei morti.”.